17 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Settembre 2021 alle 19:50:29

Cronaca

Ippazio Jones, la statuetta di Afrodite e l’ultima commedia

La Soprintendenza: la statua in bronzo è una patacca


Avrebbe fatto meglio a seguire il proprio istinto. Luca Dinoi, professione tennista col diletto per le immersioni subacquee, voleva tenersi la statuetta in salotto.

Poi – ha raccontato il giorno della memorabile conferenza stampa a Palazzo di Città – ha preferito seguire i consigli paterni: e così l’inconsapevole pezzo di bronzo, grazie ai buoni uffici del consigliere comunale Aldo Renna – assalito dalla speranza di trovarsi davanti alla scoperta del secolo – è finita sul tavolo del sindaco Ippazio Stefàno. E lui, Ippazio, preso da irrefrenabile entusiasmo, ha voluto subito portare la lieta novella al mondo intero, non prima di essersi consigliato con una sua amica archeologa col fiuto da Indiana Jones. Il responso è stato immediato: Afrodite, IV secolo avanti Cristo.

E allora l’entusiasmo ha rotto ogni argine e davanti alle telecamere è arrivato il gaudio annuncio: non solo la statuetta, ma addirittura un vascello doveva esserci là su quei fondali di San Vito a quindici metri di profondità. E sì, perché il tennista-sub, nelle ripetute immersioni per riportare alla luce quello straordinario reperto, aveva «intravisto anche un vaso». E Ippazio, commosso, travolto da compulsivo contagio comunicativo, non ha esitato a immaginare e ad annunciare che al largo del faro potesse esserci davvero un tesoro custodito dalle sabbie e dal mare per duemila anni e più. Abbracci e ringraziamenti, sorrisi e lacrime di gioia verso il tennista-sub, che per il primo cittadino Ippazio era ormai diventato «il vero eroe» della situazione. Dunque: un tennista, un pediatra, un ex metalmeccanico.

Non c’è che dire: un cenacolo di finissimi intenditori pronti a difendere a spada tratta, da veri guerrieri spartani, tanto incommensurabile tesoro. Lui, Ippazio, con l’indole di chi si è nutrito una vita con il sapore aspro del brodo nero, aveva sfoderato la sua tempra da uomo di mille coraggiose battaglie: «Vogliamo che questo ritrovamento non venga dirottato a Roma, ma diventi patrimonio di Taranto. È giunto il momento di riappropriarci dei nostri tesori e saperli valorizzare».

Una dichiarazione di guerra agli squali che erano già pronti a spalancare le avide fauci sulla Afrodite che vien dal mare. Afrodite non avrebbe dovuto seguire il destino della Persefone, trafugata dai Due Mari per allietare i visitatori dell’Altes Museum di Berlino. No! Afrodite a Taranto! Ai tarantini! E Ippazio sarebbe stato il suo geloso custode. E va bene, è andata diversamente. Pazienza. La Soprintendenza si è pure divertita a ricamarci sopra con sottile ironia. Il sogno del tennista, del pediatra e del metalmeccanico di entrare nella storia si è infranto sul muro invalicabile del responso scientifico: patacca era. Non sappiamo se questa commedia alla tarantina metterà in crisi l’amicizia di Ippazio con l’archeologa col fiuto da Indiana Jones, ma un altro è l’interrogativo che ci divora: il vaso «intravisto» dal sub-eroe, quale stanza da bagno ha lasciato orfana della sua presenza?

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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