Cronaca

Cemerad, un rischio per l’intera provincia

«Priorità alla bonifica del sito»


«Sono decenni che i rifiuti sono ancora lì, tanti proclami per la caratterizzazione e lo smaltimento, molti finanziamenti stanziati, poi deviati. Tanto inchiostro, niente di concreto, nessuna certezza». E’ quanto affermano dal meetup Taranto Pentastellata in riferimento all’ex Cemerad, ormai da tempo ridotta a deposito di rifiuti pericolosi e radiottivi.

«La Cemerad era un’impresa che si trovava nei pressi dell’abitato di Statte, non molto lontana dall’ospedale Moscati, che doveva provvedere allo stoccaggio delle scorie per un successiva trasformazione in sostanze innocue all’ambiente, ma dopo un sequestro ad opera del Corpo Forestale dichiarò fallimento nel 2005 e da allora il deposito non è stato più interessato da alcuna operazione di bonifica ma solo da controlli saltuari per la verifica ambientale. All’interno del deposito figurano oltre 16.724 fusti di rifiuti pericolosi e di questi ben 3.344 radioattivi, il 5% degli stessi risulta per di più di origine “ignota” , altri in condizioni precarie e non a norma, con un rischio per l’ambiente altissimo. Tutti i fusti sono custoditi in un semplice capannone con tettoia in lamiera.

Abbiamo chiesto alle amministrazioni competenti (Regione Puglia, Comune di Taranto e Comune di Statte) non solo per le annunciate opere di bonifica – spiegano da Taranto Pentastellata – per le quali il commissario straordinario per le bonifiche di Taranto si sta mobilitando, ma anche per l’attuale messa in sicurezza del sito, così, giusto per tranquillizzare la popolazione della provincia ionica, se proprio non si vuole fare uno studio epidemiologico. Parliamo di una quantità ingente di rifiuti, senza i più’ elementari presidi di radioprotezione previsti persino dal vetusto DL 230/1995, senza le autorizzazioni delle Autorità Competenti in ottemperanza alle norme vigenti, mancano i pareri degli organi tecnici, è assente la Valutazione di Impatto Ambientale.

Il Comune e la Regione hanno l’onere di ripristinare lo stato dei luoghi, lo sancisce l’art. 250 del Dlgs 152/06, garantendo in primis la messa in sicurezza della popolazione, nemmeno contemplata nel piano di emergenza ed evacuazione della città. Noi, invece, lo consideriamo un focolaio di probabile incidente rilevante, perché le ripercussioni di un eventuale incendio, non sarebbero solo locali. Gli abitanti dei comuni limitrofi ma soprattutto quelli vicini al sito conoscono benissimo i rischi che corrono e vivono giornalmente nell’incubo che un evento infausto irrimediabile possa accadere. La Cemerad deve diventare una priorità, senza altri ritardi, in un territorio già gravato da altre pressioni ambientali e nel frattempo ci auguriamo che la legge faccia il suo corso, comminando ai responsabili le opportune pene previste».

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