17 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 17 Aprile 2021 alle 18:16:49

Cronaca

I pasti dei detenuti ai poveri della Caritas


TARANTO – I carcerati di Taranto in sciopero della fame per cinque giorni. Oltre a protestare per le condizioni in cui sono detenuti, hanno inviato i pasti per loro alla mensa della Caritas di Taranto. Dal 18 al 22 luglio i detenuti di largo Magli hanno dichiarato lo stato di agitazione con una civile manifestazione di sciopero della fame e del silenzio per protestare, appunto, contro le loro gravi condizioni di vivibilità all’interno della struttura carceraria tarantina. Come sta avvenendo in altre similari strutture di altre città, i detenuti di Taranto hanno pensato bene di chiedere che il vitto non consumato possa essere donato alla Caritas Diocesana di Taranto affinchè possa utilizzarlo per i poveri ed i più bisognosi.

I dirigenti del carcere hanno contattato la Caritas avanzando l’interessante proposta. Don Nino Borsci, direttore della Caritas ed i suoi collaboratori si sono dati subito da fare per l’approviggionamento dei generi alimentari resi disponibili e quindi per rifornire le due mense cittadine dei poveri (S. Pio X e Carmine), varie case famiglia e la mensa degli immigrati ospitati a Massafra. “La sofferenza personale – sostiene don Nino Borsci (nella foto)- quando diventa comprensione delle sofferenze altrui con gesti concreti, costituisce senza dubbio un significativo ed alto esempio di solidarietà. Insieme ai miei valenti collaboratori vogliamo ringraziare i detenuti per il bel gesto, nonché i dirigenti della struttura carceraria tarantina per la solerte collaborazione ed auspichiamo che si possa giungere finalmente, quanto prima, alla soluzione del grave problema”. E’ noto infatti che le carceri italiane sono sovraffollate, molte delle quali addirittura con un numero doppio di detenuti rispetto a quello previsto. Il problema è reso ancora più grave dalle gravi condizioni strutturali e logistiche. I detenuti sono costretti a stare in soprannumero in spazi ristretti con evidenti carenze igieniche e di vivibilità. A tutto ciò si aggiunge, in questo periodo di caldo torrido, anche la mancanza di sufficiente areazione delle celle. Insomma una condizione di estrema tensione a cui il Governo dovrebbe porre rimedio e che costringe gli amministratori delle carceri a tenere sempre alta la guardia per evitare possibili incidenti pericolosi tra le bollenti mura.

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