Cronaca

Il nuovo Prefetto: serve coesione sociale

«Ascolterò il territorio, come ho fatto nella Terra dei Fuochi»


«Ascolterò il territorio sugli elementi di maggiore criticità, partendo da un presupposto: quello di salvaguardare la legalità. Solo partendo dalla legalità, infatti, si può avviare uno sviluppo reale. Uno sviluppo fuori dalla legalità è destinato a collassare».

Il nuovo prefetto Donato Giovanni Cafagna si presenta dunque come uomo di dialogo. Approccio non semplice in un territorio dove la conflittualità sociale è oggi particolarmente accesa. Ma l’esperienza maturata nella Terra dei Fuochi è un robusto biglietto da visita, utilissimo da spendere nei fuochi che surriscaldano le relazioni a Taranto e dintorni. «Incontrerò i soggetti rappresentativi del territorio per impostare i rapporti all’apertura e alla fiducia reciproca», ha spiegato il prefetto Cafagna nel giorno del suo insediamento.

Nella Terra dei Fuochi, dove ha lavorato dal 2012, ha svolto un compito cruciale nel raccordare istituzioni e società civile: «Occorre parlarsi e conoscersi, fermo restando che non sempre è possibile fare ciò che la gente si aspetta. Però occorre dare risposte certe. A Napoli incontrai subito associazioni e comitati e creammo una rete di osservatori civici. Ci vuole tempo, ma si può fare».

55 anni, nato a Barletta, con una lunga esperienza nelle prefetture di Bari, Lucca e Milano, il prefetto Cafagna si è occupato anche di Expo 2015. Una prova notevole per assicurare trasparenza e legalità negli appalti. Già, gli appalti: un tema scottante per un territorio, come quello tarantino, dove è annunciata una pioggia di investimenti legata al Contratto Istituzionale di Sviluppo e ai complessi interventi intrecciati alla vicenda Ilva. Ambiti sui quali ha già acceso i riflettori la Direzione Investigativa Antimafia.

«Bisogna fare attenzione – ha detto il prefetto – alle infiltrazioni della criminalità. La mafia oggi è quella dei colletti bianchi e per contrastarla serve una intensa attività di intelligence per destreggiarsi nella rete delle società di comodo che si infiltrano nel sistema degli appalti. Attiveremo una intesa sul controllo complessivo degli appalti, sul modello di Pompei (dove è stato commissario straordinario, ndr), Milano e L’ Aquila». Il prefetto Cafagna è ben consapevole che a Taranto la madre di tutte le questioni è la vertenza Ilva: «Dare risposte sarebbe presuntuoso. Ho però apprezzato la capacità di ricomposizione, così come ho apprezzato molto l’attenzione dei tarantini su questa vicenda. Peraltro, come commissario nella Terra dei Fuocihi, ho dato il mio contributo di conoscenze alla elaborazione della Legge 6/2014 che come sapete riguarda anche l’Ilva di Taranto. In Campania siglammo un patto per cercare una forte condivisione sul rispetto di norme e leggi. L’obiettivo, che è anche il mio invito, è quello di lavorare per la coesione sociale e istituzionale. Questa è una città bellissima con un polo industriale importante dove convivono bellezza e potenziali rischi che però possono essere tenuti sotto controllo».

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