06 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 06 Maggio 2021 alle 15:58:04

Cronaca

«Arcelor viene a chiudere l’Ilva»

I timori della Fiom sulle mosse del colosso franco-indiano


La notizia è che lunedì il governo incontrerà le organizzazioni sindacali e il presidente della Regione.

L’incontro si terrà al Ministero dello Sviluppo Economico e vi parteciperà il viceministro Teresa Bellanova. La cassa integrazione per cinquemila lavoratori e il piano annunciato per grandi linee da Arcelor Mittal hanno messo inquietudine alla Fiom e alla stessa Cgil, scese a Taranto con il segretario nazionale dei metalmeccanici Rosario Rappa e con Susanna Camusso in persona (oggi, giovedì 16 febbraio, al Palamazzola per l’assemblea regionale della Cgil).

Nella sede di Piazza Bettolo, ieri Rappa è stato esplicito: «La proposta di Arcelor è inaccettabile. Non a caso hanno tenuto una conferenza in uno stabilimento (quello belga di Gand, ndr) che produce 6 milioni di tonnellate con 5.800 dipendenti. Sono gli stessi numeri della configurazione che si sta facendo assumere allo stabilimento di Taranto con i quasi cinquemila esuberi ad una produzione di 6 milioni di tonnellate. Non vorremmo che qualcuno stesse facendo il lavoro sporco per preparare nuovi scenari. Temiamo che si riproduca una bad company come è stato fatto con Alitalia».

Ad inquietare, in questo quadro tutt’altro che ottimistico, sono anche le prospettive franco-indiane sull’Afo 5. «È inaccettabile – ha detto sempre Rappa – che si rinunci all’Afo 5 perché servirebbero 300 milioni di investimento, mentre a Taranto verrebbe utilizzato acciaio aggiuntivo da stablimenti francesi per mantenere gli impegni che Arcelor ha assunto con Hollande. In questo modo l’ambientalizzazione non la faranno con gli investimenti, ma limitando la produzione. Una simile strategia per Taranto vuol dire solo che l’obiettivo è quello di acquisire quote di mercato e arrivare alla chiusura dello stabilimento. Se questo è il piano troveranno la Fiom di traverso».

L’attacco è diretto anche ai commissari, che appunto starebbero preparando il terreno con il ricorso alla cassa integrazione per 4.984 dipendenti. «Sono numeri inaccettabili, perché i commissari hanno affermato di aver ridotto le perdite e di aver aumentato la produzione in un contesto di mercato favorevole grazie anche all’aumento dei prezzi dell’acciaio. Non si comprende perché da una solidarietà che coinvolge circa duemila lavoratori si passi alla cassa per cinquemila». Sui commissari Laghi, Gnudi e Carrubba il discorso si fa più ampio: «La gestione delle relazioni è stata insoddisfacente. I commissari non hanno mai avvertito l’esigenza di fare chiarezza, nonostante abbiamo più volte chiesto un confronto sulla gestione dello stabilimento», ha puntato il dito il segretario territoriale della Fiom, Giuseppe Romano. Già, la gestione. Rappa non è andato per il sottile: «La gestione dei commissari è stata allegra. Siamo passati da 1.272 a 1.729 impiegati; lievitati anche i dirigenti, passati da 18 a 30. Buio totale sulle consulenze, per non parlare delle auto acquistate in leasing».

Al netto dei dubbi sulla gestione, ma quale dovrebbe essere l’assetto per lo stabilimento di Taranto? È realistico pensare di mantenere inalterati i livelli occupazionali? La Fiom non ha alcun dubbio: «Il nostro riferimento resta il piano Bondi che prevedeva applicazione dell’Aia, produzione a otto milioni di tonnellate, quattro miliardi di investimenti e introduzione del preridotto.

Meglio Arvedi di Arcelor? Se si muove sulla traccia di Bondi a noi va bene. Quel che conta sono gli investimenti». La proposta è quella di sottoscrivere un accordo di programma sulla riqualificazione complessiva del territorio. Un tema che coinvolge in particolare Comune e Provincia e sul quale ha insistitito il segretario della Cgil, Paolo Peluso: «Serve ristabilire un rapporto tra città e istituzioni. Le istituzioni locali devono essere più presenti e più attente. A volte ci si perde in discussioni su questioni rispetto alle quali non hanno alcuna competenza e poi non c’è impegno adeguato sui temi della salute, della prevenzione. Questo è un problema grande e oggi per affrontare questa fase così complicata abbiamo bisogno dell’impegno di tutte le istituzioni».

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