Cronaca

Pesca di frodo con le bombe, 14arresti a Taranto. I nomi

Blitz della Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza e della Capitaneria di Porto di Taranto


Devastavano con le bombe i fondali del mar Piccolo.

Nella rete sono finiti quattordici presunti inquinatori dell’ambiente (cinque sono finiti in carcere e nove ai domiciliari). Rispondono di eco-reati come inquinamento e disastro ambientale ma anche di fabbricazione e detenzione di ordigni e di furti sulle navi militari. Con il blitz Poseydon all’alba di oggi i finanzieri della sezione operativa navale e i militari della Capitaneria di porto hanno notificato i provvedimenti restrittivi emessi al gip Giuseppe Tommasino si richiesta del sostituto procuratore Mariano Buccoliero.

In carcere sono finiti Cosimo Pizzolla, 48 anni, Antonio Boccuni, 35 anni, Giuseppe Caputo, 53 anni, Salvatore De Pace, 30 anni e Cosimo De Pace, 55 anni. Sono stati sottoposti, invece, agli arresti domiciliari, Carlo Pizzolla 23 anni, Domenico Caputo, 50 anni, Giuseppe Mazzoccola, 26 anni, Michele Caforio, 30 anni, Emanuele D’Ippolito 53 anni, Francesco D’Ippolito, 51 anni, Giacinto De Pace, 57 anni, Gioacchino De Pace, 34 anni e Agostino Axo, 65 anni.

Dalle indagini iniziate nel luglio 2015 dopo la telefonata di un cittadino che segnalava alla Capitaneria di porto un forte boato in Mar Piccolo, nei pressi della banchina del deposito carburanti dell’Aeronautica militare, è emerso che gli indagati fabbricavano le bombe con residuati bellici recuperati in mare per poi utilizzarle per la devastazione dei fondali. Finanza e Guardia costiera durante le indagini hanno sequestrato chili di esplosivo tra cordite (esplosivo impiegato anche per la bomba atomica Little boy) tritolo, ed Anfo (nitrato di ammonio) e decine di chili di pesce (spigole, cefali e salpe). Il giro di affari della pesca di frodo poteva fruttare fino anche a 500 euro al giorno. Guardia di finanza e Capitaneria di porto hanno accertato che da via Garibaldi a via Cariati, sotto la pavimentazione in legno e tra le reti ammassate della banchina pescherecci veniva nascosto l’esplosivo.

Una vera e propria santabarbara a cielo aperto che metteva in pericolo l’incolumità dei tanti residenti della zona. Il gruppo, poi, si era specializzato nei furti su navi civili e militari ormeggiate in mar Piccolo. Depredato anche l’incrociatore Vittorio Veneto, dismesso nel 2003. Trafugati radar, computer di bordo, binocoli e solventi rivenduti sul mercato nero.

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