28 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 28 Novembre 2021 alle 08:11:24

Cronaca

Cassa integrazione all’Ilva, tutto rinviato

La riunione al Ministero dello Sviluppo è stata aggiornata al 27 febbraio


“Gli strumenti degli ammortizzatori sociali necessari in questa fase ricadono tutti sulle finanze della Regione Puglia. Ovviamente, i numeri di questa operazione sono molto elevati e, sebbene la Regione abbia messo a disposizione tutte le somme di cui dispone, temo sia necessaria un’integrazione da parte del Governo centrale”.

Così il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, intervenendo nel pomeriggio di ieri al Ministero dello Sviluppo Economico, al tavolo con Ilva e sindacati convocato dal vice ministro Teresa Bellanova per affrontare la questione relativa alla cassa integrazione straordinaria per circa quattromila operai. “Per noi – ha detto Emiliano – l’Ilva rimane tra le questioni industriali, ambientali e di salute, la priorità della Puglia e la mia presenza qui, sia pure in una riunione tecnica di discussione sulla cassa integrazione, lo testimonia. Mi è parso necessario essere qui, proprio per far presente a tutti l’importanza che noi attribuiamo a tutta la vicenda Ilva”.

“Il viceministro Bellanova ha risposto positivamente alla richiesta preliminare della Fiom Cgil di insediare un tavolo permanente con le organizzazioni sindacali sul processo di vendita dell’Ilva, per evitare di trovarsi con la soluzione finale preconfezionata. Bellanova si è resa pertanto disponibile ad attivare il tavolo di confronto subito dopo la presentazione delle offerte vincolanti che avverrà il 3 marzo”. Così i metalmeccanici Cgil.

“La trattativa al ministero si è aperta con la conferma dei 4984 esuberi, nessuna rotazione per i lavoratori dei reparti tubificio – RIV – Erw e nessuna disponibilità a trattare sui contratti di solidarietà così come richiesto dalla Fiom. I numeri della Cigs, dopo ampia discussione, si sono attestati al momento a 3800/3700. Abbiamo ribadito la nostra contrarietà all’impostazione aziendale, sopratutto in riferimento alle modalità con cui ha avviato la consultazione con le organizzazioni sindacali, ribadendo la necessità di aprire un confronto relativamente non solo ai numeri massimi della Cigs ma anche alla possibilità di una rotazione, consentendo pertanto a tutti di ruotare ed evitando la cassa integrazione a zero ore. Dopo ampia discussione il governo ha convocato le parti per il 27 febbraio per rivedere l’impostazione iniziale, dando il tempo all’azienda di verificare la percentuale minima di ore lavorabili, utilizzando anche a tal fine percorsi formativi, sopratutto per i lavoratori che diversamente rischierebbero di rimanere a zero ore. La Fiom, sulla base delle risposte ricevute da Ilva, si riserva dal dare una valutazione finale dichiarando fin da ora la propria indisponibilità a qualunque ipotesi che precostituisca l’identificazione degli esuberi strutturali”.

Ad intervenire la Fim Cisl. “Abbiamo chiesto una sostanziale riduzione del numero di 4984 lavoratori coinvolti dagli ammortizzatori e il superamento delle rigidità aziendali sulla rotazione dei lavoratori interessati, oltre allíadozione di uno strumento che permetta di garantire la necessaria integrazione economica dei lavoratori e la copertura per tutto il periodo di amministrazione straordinaria. Perla Fim non è decisivo quale tipo di strumento normativo si usi, quanto le garanzie di tutela per i lavoratori. Anche la Regione presente all’incontro con il Governatore deve fare propria parte recuperando i ritardi di questi mesi. Il Viceministro ha richiesto un rinvio per consentire alle parti di svolgere degli approfondimenti in materia di formazione, rotazione e pertanto ha riconvocato la riunione per il prossimo 27 febbraio alle ore 11 al MiSE. Per la Fim-Cisl occorre rafforzare i percorsi di formazione per favorire la riqualificazione e la rotazione dei lavoratori, garantire la copertura degli ammortizzatori sociali, che ha senso dentro una prospettiva di rilancio del sito di Taranto che preveda la salvaguardia di tutti i posti di lavoro e una produzione dell’acciaio sostenibile per l’ambiente e la salute dei lavoratori”.

Da registrare anche una nota dell’Usb. “L’incontro convocato dal Ministero dello sviluppo economico a seguito dell’apertura di una procedura di cassa integrazione straordinaria per 4984 lavoratori da parte dell’Ilva si è concluso con nulla di fatto e con una nuova riconvocazione per lunedì 27. La direzione aziendale ha riconfermato l’indisponibilità a prorogare il contratto di solidarietà, ormai in essere da due anni, giustificando il ricorso alla cassa integrazione speciale con il peggioramento complessivo degli ordinativi, in special modo per l’area tubificio attualmente ferma. A detta dell’azienda, esiste un’impossibilità di operare una reale rotazione per circa 800 dei lavoratori coinvolti, in quanto non ricollocabili in altre aree, senza una riqualificazione professionale adeguata e in quanto, una parte degli stessi, sarebbero a ridotte capacità lavorative, ovvero con limitazioni certificate. Si è detta però pronta a garantire la stessa integrazione salariale al trattamento di Cigs prevista nel precedente contratto di solidarietà e a discutere del numero dei lavoratori interessati.

Come Usb, nel denunciare il grave stato di paralisi delle iniziative sul terreno del risanamento ambientale, sul terreno produttivo, le pesanti responsabilità dell’attuale gestione commissariale, il ricorso abnorme e ingiustificato al lavoro straordinario, abbiamo dichiarato la nostra netta contrarietà al passaggio dal contratto di solidarietà ad una cassa integrazione che anticipa, nei fatti, la dura ristrutturazione che si annuncia con la cessione di Ilva ai privati, identificando aree e lavoratori in esubero”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche