Minacce agli imprenditori. Le vittime avevano paura di parlare | Tarantobuonasera

09 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 08 Dicembre 2021 alle 22:53:00

Cronaca

Minacce agli imprenditori. Le vittime avevano paura di parlare

I retroscena del blitz Piovra 2


Per le indagini, poi sfociate nel blitz antiracket “Piovra 2. Respect”, fondamentali sono le intercettazioni effettuate in carcere durante i colloqui tra Massimo Ranieri e i familiari e le conversazioni captate negli uffici della Capitaneria di Porto tra alcune vittime dell’estorsione. Il 15 novembre del 2016 tre imprenditori (undici sono in tutto le vittime) sono stati convocati presso gli uffici della Guardia Costiera per essere ascoltati in merito alle indagini riguardanti il “pizzo” imposto a mitilicoltori e a titolari di pescherie.

Nella saletta è stata piazzata una microspia e durante l’intercettazione è emerso che alcuni degli imprenditori entrati in contatto con i Ranieri si erano ripromessi, per timore di ritorsioni, di osservare una rigorosa reticenza. Quella mattina gli investigatori della Guardia Costiera hanno captato una conversazione tra i tre imprenditori che verteva sulle motivazioni della convocazione alla Capitaneria di Porto. Uno dei tre ha chiesto agli altri due: “che cosa gli devi dire a quelli, se è per quel fatto là?” Uno ha risposto, imbarazzato “non lo sappiamo”.

L’altro, invece, parlando della scusa che avrebbe dovuto accampare ha aggiunto: “che vuoi, amici sono. Li conosciamo e basta”. In due erano irritati per la convocazione in Capitaneria mentre il terzo ha riferito ai colleghi ciò che avrebbe dichiarato agli investigatori: “ogni tanto gli dò la venti, la trenta euro, senza minacce e senza niente. Che li devi dire? Io ho già avvisato a lui: Massimo vedi che se mi chiamano per qualche cosa, perchè si sa, compare, quello che posso dire”. Uno dei tre concordando con i colleghi e lamentandosi ha asserito: “ti devi stare zitto, devi prender mazzate dai grattini, dai guardiani, da questi, dalla questura”.

Il passaggio, per il giudice, è inequivocabile poichè esprime il pensiero di uno degli imprenditori che non trova alcuna osservazione contraria da parte degli altri e cioè che alla fine i mitilicoltori erano vittime di tutti poichè erano costretti a subire i furti, a pagare i guardiani e a dover dare spiegazioni alla questura con il timore di incorrere anche in responsabilità per le false dichiarazioni. Uno dei tre, che era probabilmente il più timoroso di tutti di incorrere in una denuncia non collaborando con gli investigatori, ha comunicato ai colleghi il suo disagio dicendo: “Io lo dico, no me ne fotte niente di Massimo, i figli, lo dico. Si è vero mi guarda e lo pago senza minaccia e senza niente, mica l’ho chiamato?. Io lo dissi a Massimo: vedi che se vengono da me che mi hanno fatto le fotografie, le cose , io, le devo dire”.

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