Cronaca

PM 10, IL NODO DA SCIOGLIERE


“Un blocco degli impianti attuali dell’Ilva che sono in fase di risanamento ambientale, avendo in mente l’effetto di quelli che c’erano prima, sarebbe una contraddizione”. Lo ha dichiarato il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, che in una recente intervista ha inoltre aggiunto: “ La magistratura tarantina sta intervenendo sull’attuale acciaieria avendo però in mente gli effetti dannosi degli impianti precedenti. L’intervento della Magistratura si basa su una valutazione epidemiologica dei danni per la salute provocati da decenni di attività precedenti. La contraddizione potrebbe essere un blocco degli impianti attuali in fase di risanamento ambientale, avendo in mente l’effetto degli impianti che c’erano prima”.

Questa dichiarazione, tuttavia, tardiva e, soprattutto, non corroborata da atti concreti che sottraggano da interpretazioni i valori limite cogenti di PM 10, rischia di far passare l’idea che mentre a Roma si discute del futuro dello stabilimento Ilva, a Taranto si procede con gli occhi sul passato che non corrisponde all’esistente. Lo abbiamo già detto e scritto, lo ribadiamo: questo modo di procedere potrebbe decidere irrimediabilmente il destino di una realtà del presente completamente diversa da quella del passato, come rappresentata nelle perizie dell’incidente probatorio. Taranto, da sempre città industriale, ormai, attende con pessimismo una catastrofe annunciata in danno dei lavoratori e delle loro famiglie che vivono da quella fabbrica. Ma potrebbe risultare fatale anche per l’intera economia del territorio e non solo, come ha recentemente spiegato il prof. Pirro proprio dalle colonne di questo quotidiano. I lavoratori, finiti ingiustamente nel mirino, non chiedono “benevolenze”, ma solo un giudizio sereno che salvaguardi l’attuale situazione dello stabilimento e soprattutto che si basi su parametri validi per l’intero territorio nazionale ed europeo. L’esempio ricorrente, in questi giorni tra i lavoratori è incentrato sul perché a Taranto si deve rispettare il parametro suggerito ai Governi dall’OMS, non imposto, di 20 microgrammi al metro cubo e a Milano e in tante altre parti italiane deve essere ritenuto cogente il valore limite di 40 microgrammi al metro cubo. Infatti, nei lavoratori Ilva fa sempre più scalpore la notizia di un recente procedimento penale nei confronti di autorevoli amministratori lombardi, avente ad oggetto le problematiche collegate all’inquinamento atmosferico da PM10 che affligge Milano. Ebbene, quel procedimento è stato archiviato sulla base dei valori limite fissati dalla legge italiana ed europea e non di quelli suggeriti dall’OMS. Eppure i consulenti tecnici di quella Procura hanno stimato che a Milano ogni anno muore d’inquinamento, sommando effetti acuti e cronici, un numero variabile tra 550 e 900 persone, che rapportato ai sette anni complessivi presi a riferimento per Taranto sarebbe stato tra 3.850 e 6.300. Ci chiediamo, quanto sarebbero stati i morti per inquinamento se i consulenti di Milano avessero utilizzato il parametro dell’OMS? Inoltre, cosa sarebbe emerso a Taranto se i periti dell’incidente probatorio avessero adottato lo stesso ragionamento scientifico di Milano (40 milligrammi metro cubo)? E’ su questo punto ed altri similari riteniamo che Roma, sempre nel rispetto dell’autonomia della magistratura, non può sentirsi estranea, come legislatore, nel fornire indirizzi omogenei e non interpretabili sulle norme che devono essere applicate e in che modo. Altrimenti non servono le fughe in avanti volte a tamponare, inutilmente, le falle che si verrebbero a determinare dalle interpretazione delle leggi. Il programma di un ipotetico futuro potrebbe non servire. Governo, Parlamento, Regione e gli altri soggetti interessati devono chiarire se lo stabilimento, attualmente, sta operando nel rispetto dei parametri fissati dalle leggi e se l’AIA vigente é rispettata. Ad esempio, in attesa che l’iter processuale sia definitivamente concluso, qualcuno dovrà chiarire (ammesso che lo stabilimento sia da solo ad incidere) a cosa si deve fare riferimento, ai 20 microgrammi al metro cubo o, invece, ai 40 microgrammi al metro cubo? Anche a questo avrebbe dovuto e deve rispondere il ministro Clini. Ed ancora, sarebbe doveroso sottrarre a interpretazioni il rispetto dei valori limite, anche per aiutare tutti i soggetti coinvolti ad operare nell’ambito di “certezze” che a Taranto hanno un valore aleatorio e di precarietà. Dal Tavolo istituzionale nulla di tutto questo è emerso. E’ stata dimenticanza o sottovalutazione del dramma sociale? Ci auguriamo di no. Anche perchè decisioni che si sottraggono da una valutazione dell’assetto attuale della situazione potrebbero rivelarsi un vero e proprio boomerang per chi li dovesse assumere. Oltre che per l’intera classe politica che vedrebbe annullare i suoi tardivi interventi.

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