02 Dicembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 02 Dicembre 2020 alle 19:14:04

Cronaca

Giustizia per Taranto: tutti in marcia

Questa mattina raduno in piazza Marconi e corteo per le vie del Borgo


In marcia per chiedere Giustizia per Taranto.

L’appuntamento è per questa mattina alle 9 in piazza Marconi per la manifestazione organizzata da “semplici cittadini, ognuno con la sua idea ma tutti liberi da qualsiasi bandiera politica”. Nei giorni scorsi, nella sede dell’Abfo, la presentazione dell’evento che prevede un corteo per le vie della città.

Come detto, il corteo muoverà da piazza Marconi per percorrere via Dante, via Crispi, via di Palma, piazza Immacolata, via D’Aquino ed arrivare in piazza della Vittoria. «Non saranno ammessi simboli o bandiere di partito e sindacali» avvertono gli organizzatori che spiegano «il momento per Taranto è molto delicato, il processo in corso per l’inquinamento dell’Ilva è in una fase cruciale e serve che la città prenda posizione per evitare di essere calpestata ancora una volta. La famiglia Riva è sotto processo per diversi reati, sia a Taranto che a Milano mentre l’Ilva è attualmente gestita dallo Stato.

Le due procure, assieme a Governo e imputati, avevano trovato un accordo in base al quale far uscire dal processo le società collegate all’Ilva, in cambio di appena 1 miliardo e 300 milioni. Una giudice di Milano ha respinto l’accordo spiegando che quei soldi sono troppo pochi rispetto ai reati e ai danni procurati. Anche noi siamo contrari ad accordi al ribasso con Governo e imputati. Solo per Taranto la Procura, in un primo momento, disse che sarebbero serviti più di 8 miliardi di euro. In un passaggio introdotto nell’ultima “Legge di Stabilità” il Governo ha previsto che i soldi frutto di accordo debbano essere destinati ai piani ambientali dell’Ilva. Si tratta delle azioni previste in Ilva per diminuirne le emissioni nocive. Le aziende che stanno provando ad acquistare l’Ilva hanno la possibilità di concordare i piani ambientali con il Governo, col rischio che questi siano assai blandi rispetto all’emergenza ambientale in corso a Taranto. Alla popolazione non è ancora dato di conoscere i Piani presentati».

I promotori di Giustizia per Taranto chiedono che «quei soldi costituiscano un anticipo per fermare la contaminazione di Taranto, a partire dalla messa in sicurezza della falda acquifera che, da sotto ai parchi minerali, trasporta gli inquinanti fino al mar Piccolo e ai pozzi di tutto il circondario, con rischio di contaminazione della catena alimentare. L’intervento rientrerebbe nei Piani ambientali e sarebbe perciò coerente con quanto previsto dal Governo, che però non vi sta provvedendo, né pare lo stia pretendendo dagli acquirenti. E’ un obbligo di legge, tant’è vero che già nel 2011 il Ministero dell’Ambiente intimò quest’operazione ai Riva, che allora gestivano lo stabilimento». Tra gli obiettivi del gruppo anche la tutela dell’occupazione.

«Il rischio di esuberi c’è, sono stati già avviati alla cassa integrazione 5.000 lavoratori ed i nuovi acquirenti potrebbero ridurre ulteriormente gli occupati per ottimizzare produzione e profitti. Il Governo nel 2012 ha riconosciuto Taranto “area in situazione di crisi industriale complessa”. Con questa ammissione l’Italia ha il diritto di accedere ai Fondi Europei per la Globalizzazione (Feg). Questi soldi sono destinati proprio ad aiutare i lavoratori delle aziende sopra i 500 dipendenti in crisi. L’Italia però continua a non richiederli».

Per quanto riguarda le bonifiche, invece «a fonti inquinanti attive sono solo palliative e non risolutive, ma l’avvio della procedura per la loro effettuazione dà l’importantissima possibilità di accertare ufficialmente la fonte del danno e pretendere il suo risarcimento secondo il principio europeo, recepito anche dall’Italia, del “chi inquina, paga”. Se non si avvia questo iter i colpevoli potrebbero restare impuniti rispetto ai danni causati al territorio e le bonifiche inattuate. I custodi giudiziari di Ilva hanno accertato che per le bonifiche sarebbero necessari 2.000 operai in più rispetto agli attuali e per diversi anni. Ecco perchè chiediamo di partecipare alle scelte che riguardano la città e pretendiamo che si investa da subito nella riconversione di Taranto e non in quella delle fabbriche inquinanti». Tante le associazioni ed i comitati che aderiscono e sostengono la manifestazione. Tra loro anche lo scrittore Pino Aprile, l’attore Michele Riondino, il musicista Nandu Popu (Sud Sound System), l’attrice Anna Ferruzzo ed il cantante Diodato.

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