Cronaca

Commercio, patto contro il malaffare

Confartigianato: «Lo Stato c’è. Fiducia nelle forze dell’ordine»


«Le associazioni di categoria devono saper interpretare nel senso più ampio possibile il proprio ruolo, anche perché sono agenti di sviluppo del territorio e quindi essere operative nella promozione della cultura della legalità e nell’assistenza a quelle imprese colpite o potenziali vittime di usura, racket e qualsiasi altra forma di illegalità».

È il messaggio lanciato da Confartigianato ed indirizzato a commercianti ed artigiani tarantini. «Questo ruolo può sembrare inusuale ma è fondamentale. E’ importante però che il principio della legalità sia condiviso sinergicamente tra tutte le realtà rappresentative dell’economia e della società civile (associazioni di categoria, sindacati, associazioni dei consumatori, ordini professionali) e con il sostegno degli Enti pubblici e privati. Crediamo che sia possibile nella nostra provincia creare un fronte unito, compatto contro il malaffare.

Legalità e sviluppo sono imprescindibili, perseguire la legalità significa consentire alle imprese di vivere e crescere liberamente e senza impedimenti. Ed alla luce dell’incontro che si è tenuto nei giorni scorsi in Prefettura, abbiamo riscontrato la massima determinazione ed impegno da parte del nuovo refetto di Taranto, dott. Donato Cafagna, ad affrontare tutte le problematiche del territorio, in primis quella dell’illegalità».

Confartigianato Taranto sottolinea che «su questi temi lo Stato c’è ed è pesantemente impegnato. Pizzo, estorsioni, racket e usura sono spesso presenti nelle notizie di cronaca giornaliere, fenomeni preoccupanti che lo Stato e le Istituzioni contrastano con arresti e iniziative a sostegno delle vittime del racket. Questo è un dato di fatto evidente». «La nostra azione sul territorio tarantino, come associazione di categoria, deve però essere indirizzata su canali ben definiti rivolti alla piccola impresa ed ai cittadini/utenti: la conoscenza del fenomeni e del supporto da parte dello Stato e la consapevolezza. In questo caso il ruolo di coordinamento e di azione della prefettura è fondamentale, e per questo insieme alle altre realtà associative del territorio proporremo alcune iniziative volte a divulgare al massimo le misure messe in campo dalla normativa vigente in materia per aiutare le vittime o le potenziali vittime del malaffare. Non bisogna inventarsi nulla, basta vedere cosa è stato positivamente realizzato in altre parti del Paese, dove sono state messe in campo risorse ed iniziative che hanno ottenuto risultati molto importanti.

Ci piacerebbe iniziare – spiegano da Confartigianato – da qualcosa che può sembrare banale ma a nostro avviso molto concreta ed utile sul territorio, creare una piccola guida per i piccoli imprenditori, i commercianti, gli artigiani ed anche per cittadini che vada semplicemente, con la massima chiarezza, ad indicare alcune semplici norme di comportamento per alzare il livello di sicurezza, che spieghi: i fenomeni “racket” e “usura”, per acquisirne consapevolezza e contribuire alla diffusione di una cultura solidaristica della legalità; fornisca suggerimenti e consigli su come difendersi e prevenire per non cadere nelle mani degli usurai o diventare vittime delle estorsioni, ma anche su quanto tutti i cittadini, soprattutto quelli più deboli, possano fare per la propria sicurezza adottando semplici e piccoli accorgimenti; che indichi esattamente a chi rivolgersi per denunciare, nella assoluta garantita riservatezza, le azioni di malaffare e su come accedere ai vari strumenti di sostegno.

Fino ad arrivare alla stesura di una vera e propria carta dei valori della legalità, con azioni educative che partano dalle scuole. Il messaggio che vogliamo dare – concludono dalla confederazione dell’artigianato – è che su questo tema esiste chiara la presenza e la tutela dello Stato con tutte le forze dell’ordine impegnate, esistono strumenti finanziari e fondi a tutela delle vittime del malaffare, bisogna soltanto avere consapevolezza e rivolgersi con fiducia alle autorità competenti».

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