27 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 26 Novembre 2020 alle 15:39:01

Cronaca

Intesa SanPaolo e Cassa depositi e prestiti: l’altra sfida per l’Ilva

La banca con ArcelorMittal. Cdp punta invece su Jindal


Non solo ArcelorMittal contro Jindal e Marcegaglia contro Arvedi.

Da oggi c’è un’altra partita che si gioca all’ombra delle ciminiere dell’Ilva di Taranto. Da una parte Intesa SanPaolo, gruppo bancario tra i più importanti del Paese; dall’altra Cassa Depositi e Prestiti, società per azioni controllata per circa l’80% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Una “banca di Stato”, con un’operatività in parte simile ormai a quella di una banca d’affari, che dal 1875 gestisce il risparmio postale degli italiani. Una riga nel comunicato di Am Investco Italy, la cordata che mette insieme Arcelor Mittal e Marcegaglia, annuncia la firma di una «lettera di intenti con Banca Intesa SanPaolo per unirsi al Consorzio».

Una notizia che potrebbe cambiare l’inerzia della gara per l’Ilva, che vedeva AcciaItalia data come favorita. L’impegno di Intesa Sanpaolo prevede che la banca possa entrare nel Consorzio nel caso in cui l’offerta vincolante venga scelta dai tre commissari Piero Gnudi, Enrico Laghi e Corrado Carrubba per il risanamento dell’Ilva. Si tratterebbe, quindi, di una partecipazione finanziaria all’interno della newco di Am Investco Italy. L’agenzia di stampa AdnKronos riporta che “non è invece prevista l’erogazione di credito al consorzio” rimarcando che “alcune fonti vicine al dossier esprimono «stupore per la tempistica e le modalità dell’intervento»”. In passato Intesa Sanpaolo era già stata chiamata più volte in ballo da vari governi, per far parte dei consorzi di garanzia che hanno garantito la continuità produttiva dell’Ilva.

Ma ora quello di Intesa SanPaolo va considerato “un supporto che può cambiare le carte in tavola, anche guardando alla competizione in un’ottica di sistema” riporta ancora AdnKronos. A parlare del caso Taranto, ieri anche la leader della Cgil Susanna Camusso: “Il tema del lavoro non puo’ essere contrapposto a quello della salute dei cittadini che vivono fuori dell’azienda e di coloro che ci lavorano”. In realta’, osserva Camusso a ‘Carta Bianca’, su Raitre, “c’è stato un grande innalzare i toni e pochissima efficacia nelle politiche”.

Sulle due offerte per l’azienda di Taranto, Camusso sostiene che “al di là dei comunicati stampa bisognerebbe vedere i due piani industriali, per capire ad esempio le risorse da investire, i tempi per le bonifiche e per i cambi della tecnologia”. Si tratta, insiste, “di un grande investimento” e “c’è preoccupazione” sul futuro “che sia davvero positivo” per lo stabilimento tarantino.

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