28 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Luglio 2021 alle 23:04:00

Cronaca

La Città Vecchia di Taranto come il rione Sanità di Napoli

La testimonianza di don Antonio Loffredo nell’ambito del progetto Taras


Don Antonio Loffredo in città per raccontare il valore dell’impresa sociale.

Fare impresa sociale per restituire dignità a una terra e ai suoi abitanti, costruire una pietra dopo l’altra il nuovo futuro combattendo con le armi della cultura e del lavoro, il disagio, l’abbandono e la criminalità. La Città Vecchia di Taranto, come il rione Sanità di Napoli: una vicinanza fatta di storie che Taras – il progetto promosso da Programma Sviluppo e supportato dal Comune di Taranto, Università di Bari – dipartimento ionico, Confcooperative, Centro Servizi Volontariato, Universus Csei e istituto professionale Cabrini e finalizzato alla valorizzazione del territorio ionico per il rilancio del turismo culturale e sostenibile – ha portato nel capoluogo ionico attraverso la figura di don Antonio Loffredo, parroco del popoloso quartiere partenopeo e autore del libro “Noi del Rione Sanità” (Mondadori, 2013). Dopo Paolo Rumiz, quindi, nei vicoli della Città Vecchia arriva un cittadino che «è molto più di un semplice parroco».

E’ «un uomo di Chiesa, ma anche di strada, di parole e di fatti» in grado di testimoniare con la sua vita il significato dell’impresa sociale. Ieri sera, presso l’ex Caserma Rossarol in via Duomo, don Antonio ha raccontato la storia di uno dei rioni più martoriati di Italia in cui erano custodite opere d’arte di straordinaria bellezza, come la Basilica di Santa Maria della Sanità e quella di San Severo, le catacombe di San Gennaro e il palazzo dello Spagnolo, tutti in inspiegabile stato di degrado: quel “ghetto” è diventato un fermento culturale che ha dato lavoro e futuro ai suoi abitanti.

E stata un’occasione, insomma, per «ascoltare una storia di riscatto sociale e orgoglio che parte dai vicoli raccontando la bellezza nascosta tra le pietre e le vite. Proprio come a Taranto».

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