04 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 04 Dicembre 2021 alle 16:57:00

Cronaca

Processo alla mala: ottantasette imputati. I nomi

Davanti al Gup i clan coinvolti nell’inchiesta “Feudo”


Il prossimo 21 aprile udienza preliminare per il processo alla vecchia e alla nuova mala.

Sono ben 87 gli imputati che dovranno comparire dinanzi al gup del tribunale di Lecce, Stefano Sernia nell’ambito dell’operazione Feudo che ha colpito il clan Cesario e storici esponenti della mala tarantina come Nicola De Vitis e Orlando D’Oronzo. Il clan Cesario sgominato dalla Guardia di Finanza coordinata dalla Dda di Lecce si occupava di tutto: traffico di droga, racket, usura, riciclaggio di denaro, armi e contrabbando di sigarette. Ed era in contatto con il clan tarantino D’Oronzo -De Vitis e un clan calabrese. Affari illeciti in Città Vecchia, Tamburi, Paolo VI e Statte.

A giugno dello scorso anno trentotto gli arrestati e quarantotto gli indagati a piede libero. Finirono in carcere Vincenzo Basile, Cosimo Bello, Gianni Bello, Luciano Bello, Michele Boccuni, Cataldo Caporosso, Angelo Cellammare, Alberto Cesario (nato il 24-4-1977), Domenico Cesario, Raffaella Cesario, Orlando D’Oronzo, Egidio De Biasio, Daniela De Gennaro, Nicola De Vitis, Luigi Di Bella, Vincenzo Di Comite, Carmelo Dimauro, Cosimo Alessio Ferrigni, Marco Ferrigni, Francesco Gesualdo, Egidio Guarino , Graziano Liuzzi, Alberto Marangione, Carlo Mastrochicco , Cosimo Morrone, Anna Rabindo, Vittoria Russo, Domenico Scarci, Filippo Sebastio. Agli arresti domiciliari, invece, Gianpiero Albano, Alessio Bello, Pasquale Cesario, Vincenzo Collocolo, Nicola Guarella, Cataldo Sebastio, Vincenzo Sebastio e Aldo Solfrizzi. Giuseppe Cesario, detto Pelè, deceduto il 29 marzo del 2014, era il capo indiscusso.

“Io sono il padrino” aveva detto più volte agli affiliati. Cesario decideva su tutto e su tutti. Controllava tutte le attività del clan, decideva sulla destinazione dei proventi molti dei quali reimpiegati in attività economiche lecite, dava i compensi, compreso quelli utilizzati per il sostentamento delle famiglie degli affiliati che erano in carcere. Le fiamme gialle hanno accertato che il capo attraverso Vincenzo Di Comite e Egidio Guarino provvedeva anche a dirimere controversie interne alla organizzazione. Altri elementi di spicco erano Cosimo Bello il quale aveva il grado di “santista” e Carlo Mastrochicco.

Erano ritenuti uomini di massima fiducia di Cesario.Cosimo Morrone invece aveva il compito di organizzare la vigilanza sul boss che spesso era costretto a ricoveri in ospedale. I tre luogotenenti curavano per conto del clan l’approvvigionamento di armi e droga e intrattenevano rapporti con esponenti della ‘’ndrangheta. Gianni e Luciano Bello gestivano il traffico di droga. Francesco Gesualdo, Cataldo Marzella e Domenico Scarci erano gli autisti dell’organizzazione. Salvatore Musciacchio che aveva il grado di “camorrista” e Alessio Ferrigni che aveva il grado di “picciotto” erano i guardaspalle. Anna Rabindo (convivente di Cesario) e Daniela De Gennaro erano le consigliere del clan. Domenico, Raffaella e Francesca Cesario e Vittoria Russo, i cassieri dell’organizzazione.

Nel nutrito collegio di difesa gli avvocati Salvatore Maggio, Franz Pesare, Gaetano Vitale, Fabrizio Lamanna, Luigi Esposito, Luigi Danucci, Antonio Mancaniello, Angelo Casa, Giuseppe Sernia, Fausto Soggia, Filiberto Catapano Minitti, Fabio Fantastico, Raffaele Errico, Maria Letizia Serra, Patrizia Boccuni, Enzo Fumarola, Marino Galeandro, Enzo Sapia, Andrea Silvestre, Gianluca Mongelli, Massimiliano Scavo, Mirko Porsia, Antonio Muschio Schiavone, Massimiliano Madio, Massimo Saracino, Andrea Salinari, Giuseppe Paolo Leoni, Francesco Paolo Garzone, Calliope Murianni, Samantha Dellisanti e Rosaria Trani.

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