20 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Aprile 2021 alle 09:30:53

Cronaca

Tra sogni e vite spezzate. Viaggio tra gli operai


TARANTO – Sono soprattutto giovani, con giovani famiglie o in procinto di costruirsela una famiglia. Grazie al tanto agognato posto fisso, quello che gli garantisce la fabbrica. La prima cosa che hanno fatto subito dopo aver ricevuto la lettera di assunzione, è stata quella di accendersi un mutuo per avere una casa. E poi, sempre grazie alla stessa busta paga, un piccolo finanziamento, chi per comprasi una tv, chi per pagare la scuola ai figli, chi per potersi permettere due settimane di vancanze, meritate, dopo un anno a fare acciaio. Oggi gli dicono che è stato tutto inutile, che il loro lavoro è inutile, anzi, dannoso, perchè uccide. E il loro mutuo, i finanziamenti, la loro vita muore. Tra le lacrime di mogli e figli, le loro, e quelle di chi ha perso una persona cara a causa dell’inquinamento.

“Ma perchè la vita degli altri è più importante della nostra?”, si chiedono gli operai, mentre presidiano la statale. Per ora, poi domani… Il sindacato lo dice con chiarezza: questo è solo l’inizio, quasi a voler presagire chissà che cosa. Ma questi ragazzi sono brave persone, sono lavoratori che vivono del proprio lavoro, del proprio sudore vicino agli altiforni, tra binari e muletti, sognando una vita serena ed una meritata pensione, quando tra trent’anni avranno finito di pagare il mutuo e quella casa sarà la loro. “Sono un cittadino di Taranto e operaio dell ilva – dice uno – e sono disorientato e preucupato per ciò che sta accadendo. Allo sciopero non vedevo il nostro sindaco e i nostri amministratori. Taranto sembra proprio la città di nessuno”, conclude con amarezza. Già, perchè tra chi punta il dito sui giudici e chi sugli ambientalisti, la verità è che i veri responsabili sono i politici tarantini “che non valgono niente – dice un’altro, aggiungendo – basta che sono bravi a chiedere i voti, anche a noi, anche al padrone”. “Come ho sempre detto – sostiene Vladimiro Pulpo, uno dei tanti cittadini “che dall’indotto Ilva campa e che ha vissuto 30 anni nel rione Tamburi e i cui genitori, nonostante tutto, vivono ancora in quel quartiere” – sembra che l’Ilva sia l’unico problema di questa città. Vorrei rivolgermi ai cittadini, alla politica e ai loro rappresentanti, alle istituzioni ed alla magistratura e soprattutto a coloro che sembrano puntare il dito solo ed esclusivamente sull’Ilva. Vorrei rivolgermi a tutti coloro che sin dall’82 sapevano ma a cui faceva comodo che l’Ilva di Stato inquinasse anche più di quella privata. Appalti, tessere di partito e di sindacato, lobby e spartizioni varie. Oggi sembra che : il puzzo quotidiano, i fumi e gli sbocchi a mare targati ENI risolvano i problemi della pelle e facciano bene ai polmoni; che le polveri della Cementir giovino alla salute; e ai bambini che si recano presso la scuola situata in Via Plateja fra l’orario di ingresso e quello di uscita respirando tutto lo smog delle auto sembra che guariscano i raffreddori ai nostri bimbi e si è scoperto che le onde elettromagnetiche di superantenne installate sui nostri terrazzi o telefonini giovano alle otiti”. Dichiarazioni, anche queste, dettate dalla rabbia, ma che tuttavia non sconfineranno nella violenza. Come assicura un altro lavoratore: “Le scorte ai giudici, i carabinieri che girano in borghese davanti ai cancelli della fabbrica da giorni, anche gli elicotteri… ma noi non siamo criminali – assicura un giovane operaio – non vogliamo fare male a nessuno. Ma se ci tolgono il lavoro – si contraddice – dove andiamo a mangiare? A casa di… Ma qualsiasi casa fosse e di qualsiasi dimensione non basterebbe mai per oltre 11.000 persone.

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