23 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 23 Aprile 2021 alle 17:54:14

Cronaca

Pirro: “Ma la città sta con i lavoratori”


Lavoro, ambiente e salute: sono state le tre parole d’ordine della grande manifestazione operaia di ieri. Forte (numericamente), composto (nei comportamenti), orgoglioso (nei sentimenti), ma anche preoccupato (per la perdita dell’occupazione): così è apparso il grande corteo operaio organizzato da Fiom, Fim e Uilm e partecipato on the road da oltre 4.000 dipendenti dell’Ilva, ma condiviso nella sua ispirazione anche da coloro che erano rimasti nello stabilimento per le comandate, e si ha motivo di ritenere anche dai vertici dell’azienda. E così la più grande concentrazione di fabbrica in Italia di operai, tecnici, quadri, ingegneri e dirigenti ha ripetuto ancora una volta (ad alta voce) che il lavoro non si tocca e che la sua difesa si può e si deve coniugare (sempre) con la salvaguardia ambientale e la tutela della salute di operai e cittadini.

E dopo le tante le prese di posizione chiare e inequivocabili nelle ultime settimane da parte di Ministri, Parlamentari, Presidenti Vendola e Florido, Sindaco di Taranto, Confindustria, Sindacati nazionali e locali, Arcivescovo, Autorità portuale sarebbe lecito anche immaginare che tutte quelle Autorità fossero – idealmente e quasi fisicamente – vicine agli operai che manifestavano. Intorno alla fabbrica, dunque, e a chi vi lavora, ai suoi dirigenti e alla proprietà si è coagulato il consenso delle Istituzioni ad ogni livello e della stragrande maggioranza della popolazione, non solo – si badi bene – di Taranto, ma anche di altri Comuni della provincia ionica, da dove provengono oltre 6.000 addetti, e di quelle di Brindisi e Bari. E’noto, al riguardo, che oltre 1.450 addetti dell’Ilva vengono da altre province della Puglia? Quella manifestazione dunque – per il lavoro, l’ambiente e la salute – ha avuto un consenso larghissimo e, pertanto, ogni provvedimento giurisdizionale che eventualmente finisse con l’ignorarlo potrebbe – anche al di là, certo, delle intenzioni di chi lo assumesse – apparire un vulnus ad uno spirito pubblico schiacciantemente a favore, lo ripetiamo, della difesa del lavoro, dell’ambiente e della salute. Allora, proprio per la solare evidenza del messaggio lanciato dal grande corteo, tutte le persone razionali non riescono neppure ad immaginare come si possa ignorarlo, procedendo con atti che blocchino sine die la produzione del Siderurgico. Ma volendo riflettere ancora più a fondo, ci si potrebbe chiedere, anche alla luce di alcune recenti e penetranti considerazioni della Conferenza Episcopale Italiana: ma un eventuale blocco della produzione dell’area a caldo dello stabilimento, con gli effetti a catena che produrrebbe, non finirebbe per apparire – pur al di là delle intenzioni di chi lo disponesse – un atto di oggettiva Ôviolenza’ sui più Ôdeboli’ che potrebbe anche scatenare l’ira dei “poveri”? Ora, è proprio per questo insieme di valutazioni che sappiamo essere condivise ad ogni livello – e ricordando le nobili parole del Procuratore Capo Dott. Franco Sebastio il quale in audizione in Parlamento dichiarò che Ôla Magistratura a Taranto non vive sulla luna’ – che continuiamo ostinatamente a pensare, con tutti gli uomini di buona volontà, che prevarranno in tutte le Autorità competenti la ragionevolezza e l’equilibrio. Dicevano i Latini che “dura lex sed lex”, intendendo che per quanto dure siano a volte le leggi, esse tuttavia devono essere rispettate. Certo, ma aggiungevano anche che “summum ius summa iniuria”, volendo significare che, a volte, un eccesso di giustizialismo potrebbe anche diventare una grande ingiustizia per chi lo subisce.

prof. Federico Pirro – Università di Bari

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