28 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 28 Ottobre 2020 alle 11:48:46

Cronaca

Omicidio Galeandro, a settembre fermati mandante e sicario

Il racconto dell'omicidio intercettato dagli investigatori


Francesco Galeandro è stato ammazzato anche a colpi di kalashnikov.

Il particolare dell’agguato compiuto in via Monti è emerso dopo il fermo del 49enne Maurizio Agosta, del 24enne Vito Nicola Mandrillo e del 25enne Giovanni Pernorio, Mandrillo durante una intercettazione ambientale avrebbe descritto nei dettagli l’agguato teso a Galeandro, ritenuto boss incontrastato del territorio. Avrebbe raccontato al suo interlocutore l’azione di fuoco ma anche i lamenti della vittima e le invocazioni di aiuto. Gli investigatori dell’Arma fin dalle fasi successive all’agguato avevano messo sotto osservazione i tre e le ipotesi investigative avevano trovato conferma nel tentato omicidio avvenuto a Pulsano un paio di settimane prima del fermo ai danni di Maurizio Agosta.

Per gli investigatori era in atto una vera e propria faida a Pulsano che sarebbe potuta sfociare in una guerra tra gruppi contrapposti. La sera stessa dell’agguato mortale i carabinieri avevano cercato, invano, proprio Mandrillo, che abita a poco più di un centinaio di metri dal luogo dell’omicidio. Nei giorni successivi è emersa inoltre un’attività di ricerca da parte di persone vicine alla vittima. Stavano cercando Maurizio Agosta, detto “il biondo” e persone a luivicine, fra cui Mandrillo. Quest’ultimo temeva di essere spiato dai rivali tanto da trasferirsi prima in un’altra abitazione di Pulsano e poi a Leporano, anche con l’aiuto di Pernorio, il quale secondo gli investigatori era al corrente delle responsabilità dell’amico nell’omicidio.

Gli ha fornito supporto ma anche nuove utenze telefoniche. Dalle intercettazioni ambientali sono emerse dichiarazioni autoaccusatorie di Mandrillo. Significative anche le intercettazioni dopo l’agguato ad Agosta a seguito del quale Mandrillo ha convocato Pernorio ordinandogli di portare una pistola e sottolineando che si sarebbero mossi in moto, presumibilmente per rispondere subito all’agguato con una azione di fuoco. Mandrillo in alcune intercettazioni mette in risalto la sua vicinanza a Maurizio Agosta che ritiene vittima del fuoco dei rivali proprio come risposta all’omicidio Galeandro.

Un ferimento che non è divenuto omicidio per l’incapacità degli avversari che Mandrillo deride apertamente evidenziando che Agosta “ha la malavita in testa” poiché a Pulsano vuole avere le mani su tutto, dalle sostanze stupefacenti alle slot machines, indicandolo chiaramente come suo capo. Nel corso delle perquisizioni eseguite durante i fermi i carabinieri hanno rinvenuto, a casa di Mandrillo, proiettili calibro 7.65 parabellum. Inoltre, nelle campagne di Pulsano, è stata rinvenuta una pistola semiautomatica con matricola limata.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche