Cronaca

Patrimonio comunale, adesso è caccia agli abusivi

Alloggi e strutture in comodato, verso i contenziosi


«Da quattro mesi si sta controllando tutto quello che si deve e si doveva controllare».

Al telefono, l’assessore comunale al Patrimonio Mimmo Cotugno risponde alla domanda su a che punto sia il bando per la gestione dell’Arena della Villa Peripato. L’assegnazione alla società affidataria è scaduta; la tradizionale rassegna estiva potrebbe/dovrebbe saltare. Ma il discorso va ben oltre il fatto se questa estate si terranno spettacoli all’interno della Villa («stiamo lavorando», dice Cotugno «anche in ragione dei problemi per gli orari che si sono registrati negli anni scorsi») e si allarga al complesso e scivoloso tema del patrimonio comunale, e degli affidamenti che in alcuni casi risalgono ai primi anni 2000.

«Siamo procedendo al recupero di tutto quello chenon è stato versato al Comune. Gli alloggi occupati abusivamente, ad esempio. Ma anche strutture affidate in comodato ad altri enti, che non hanno pagato quanto dovuto». La sensazione è quella della corsa contro il tempo. Paradossale, visto che da dieci anni, pur in una girandola di assessori senza precedenti, a guidare l’amministrazione è lo stesso sindaco, Ippazio Stefàno, il cui secondo mandato è ormai agli sgoccioli. «Va tenuto conto che la macchina comunale è sottodimensionata» dice Cotugno che però ammette come «in passato, nelle giunte precedenti, c’è qualcosa che evidentemente non è andato come doveva. Oggi però riceviamo le critiche anche di chi in passato ha occupato il mio posto». La svolta, in questa accelerata nella ricognizione di grandi e piccoli abusi che si sono di fatto tollerati in questa lunga stagione stefàniana, a volte nella logica di una malintesa “necessità sociale”, è da ricercare in quella risposta del Ministero dell’Economia alle controdeduzioni fornite dal Comune in merito ai conti pubblici di Palazzo di Città di cui Taranto Buonasera ha parlato, con dovizia di particolari, già nei giorni scorsi.

Centocinquantuno pagine divise in cinque capitoli, in cui i tecnici del Mef passarono in rassegna la gestione del bilancio, l’indebitamento, le società partecipate, la spesa del personale e le forniture di beni e servizi. «Non si possono non segnalare le difficoltà incontrate nell’ottenere le risposte alle richieste formulate e la documentazione di riferimento dovute essenzialmente al disordine amministrativo e organizzativo» la premessa degli ispettori del Mef.

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