Cronaca

L’ordine di sequestro non spegne la fabbrica


TARANTO – L’ordinanza del gip Todisco non spegne l’Ilva. Gli impianti dell’area a caldo individuati per l’apposizione dei sigilli restano accesi. In fabbrica ci sono circa un migliaio di operai che stanno alimentando le macchine. Impianti delle due acciaierie, degli altiforni, del parchi minerali e dell’agglomerato restano attivi anche perchè spegnerli significherebbe distruggerli e mandare in fumo diversi milioni di euro. Vuota è, invece, l’altra metà dell’Ilva perché già ieri pomeriggio, appresa la notizia del sequestro, gli operai sono usciti dalla fabbrica occupando buona parte delle strade urbane ed extraurbane della città. Uno sciopero ad oltranza che va avanti ancora oggi, mentre in fabbrica si continuano a fare i turni per tenere in vita i macchinari.

Intanto dall’azienda il presidente Bruno Ferrante esprime amarezza. “Sono momenti davvero drammatici e carichi di emozioni” afferma “Voglio esprimere la grande amarezza, mia e di tutto lo Stabilimento, per le persone che oggi si sono viste notificare gli arresti domiciliari, in particolare per i 6 dirigenti dell’Ilva di Taranto, tecnici stimati a livello mondiale e che rappresentano l’eccellenza lavorativa del Sud Italia. Siamo vicini a loro e alle loro famiglie”. “Sono momenti davvero drammatici e carichi di emozioni – ribadisce Ferrante – ho visto persone in Stabilimento commosse e in lacrime, il cui stato d’animo comprendo e condivido”. “Non posso esprimermi ancora sul sequestro degli impianti – aveva dichiarato in serata subito dopo la protesta dei lavoratori – in quanto leggerò con attenzione quanto ci prescrive la magistratura e farò le valutazioni del caso. Voglio però dire che non mancherà l’impegno, come non è mai mancato in questi anni, per tutelare in tutte le sedi opportune l’occupazione e il futuro dell’Ilva, che è patrimonio dell’intero Paese”.

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