10 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 10 Maggio 2021 alle 07:32:34

Cronaca

Imprese: le cifre della crisi

I dati della Confartigianato


«Bisogna credere di più nell’artigianato e nel valore che genera. E bisogna farlo oltre le parole, coi fatti e col denaro. E quindi, con l’elargizione di credito».

Così Confartigianato Imprese Taranto invita tutti ad una riflessione sulle difficoltà di sopravvivenza e di sviluppo della piccola impresa, considerato che anche «nel 2016 si conferma l’erosione del numero complessivo delle imprese artigiane iscritte all’albo provinciale dell’artigianato».

Confartigianato suffraga la riflessione con altri numeri, ossia quelli relativi alla concessione di prestiti alle imprese ar tigiane: «tra giugno 2015 e giugno 2016 (fonte Ufficio Studi Confartigianato Nazionale, su dati Artigiancassa e fonte Banca d’Italia), a Taranto si è registrato un ‘calo’ del 4,6 per cento, che colloca Taranto, a livello provinciale – nel periodo osservato – al 34esimo posto su 110. Sono i volumi però a preoccupare di più, l’erogazione di credito risulta essere molto bassa, soli 144 milioni nel 2016, che ci pone all’81esimo posto, con segno negativo, pari ad una diminuzione del 3,7 per cento.

Una tendenza – sintetizza Confartigianato – che nella migliore delle ipotesi pare confermata nell’anno in corso. Quindi, a conti fatti, si evidenzia una evidente mancanza di richiesta di denaro, le imprese non chiedono più soldi, oltre al dato importante che la maggior parte delle pratiche di finanziamento si arenano già alla verifica della prefattibilità, e questo è un segnale di allarme molto serio». Secondo Confartigianato «vanno cambiati i criteri di valutazione, che ad oggi, guardando solo ai bilanci, non possono che penalizzare chi vive anni di sofferenza. Così però non si valorizzano idee, competenze, reputazione. Senza considerare che il credito spesso non viene chiesto per investimenti, ma per fronteggiare la mancanza di liquidità che serve, ad esempio, ad anticipare le fatture, a pagare dipendenti e fornitori.

A generarsi, è dunque un circolo vizioso che ‘blocca’ la crescita e alimenta disincentivazione. E questo avviene in un territorio, Taranto, dove l’artigianato purtroppo costituisce appena il 13 per cento circa dell’intero tessuto produttivo, con anne s s a occ up a z ione. Bisogna tornare a credere nel capitale umano. Il metro di valutazione non possono essere sempre e solo i bilanci, che parlano di 10 anni di sofferenze. Altrimenti si elimina la prospettiva. Sono le micro, piccole e medie imprese che fanno l’economia reale. Ma se si continua a cercare il colpevole di tutto questo rimpallando le accuse tra banche e imprese, si rischia di ritrovarsi tra pochi anni senza più né banche né imprese. Servirebbe solo tornare a gestire questo rapporto come accadeva un tempo».

Però «pur avendo piena consapevolezza delle assurde regole in vigore» Confartigianato intende lanciare al sistema bancario territoriale un messaggio chiaro «Se avete un po’ di autonomia, questo è il momento di dare un aiuto alle nostre aziende, spesso sottocapitalizzate, per agganciare la ripresa. La crisi dai tanti volti, tutta tarantina, ci è arrivata addosso come un treno, adesso occorre ricreare un clima di fiducia tra banca e impresa con un salto di qualità e di comportamenti». «Gli sforzi e l’attenzione devono essere di tutti, come, ad esempio, quelli profusi in questi anni da Interfidi, che l’altro giorno ha inteso ancora una volta sensibilizzare le banche del territorio convenzionate ad individuare strategie comuni per dare risposte concrete alle piccole e medie imprese del territorio».

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