x

21 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 21 Maggio 2022 alle 06:42:03

Cronaca

Teleperformance, «Il silenzio delle istituzioni»

Esuberi al call center


«Si rischia di aprire una crisi enorme, che si andrebbe a sommare alle altre vertenze, causando l’innesco di una boma drammatica sul territorio che coinvolgerebbe decine di migliaia di lavoratori con le proprie famiglie».

L’allarme arriva dalla Slc Cgil che, in merito alla vertenza riguardante Teleperformance, lancia un appello alle istituzioni. «Circa dieci giorni fa, la direzione aziendale di Teleperformance ha comunicato la scelta, unilaterale, di procedere al demanisionamento di 100 persone dello staff e di allontanare contestualmente un egual numero di lavoratori interinali. Abbiamo da subito ritenuto – spiegano Andrea Lumino (coordinaotre call center Slc Cgil Puglia) e Nicola Di Ceglie (segretario generale Slc Cgil Puglia) – che un piano di questo tipo non abbia alcun senso nell’ottica di rilancio dell’azienda anche alla luce delle dichiarazioni dell’ad di Teleperformance nel mese di novembre in cui è stata enunciata la perdita per 8 milioni di euro ed un problema di sovrastruttura dello staff.

Dopo un silenzio di alcuni mesi, l’azienda ha deciso di applicare il Jobs Act, senza aprire un confronto con le organizzazioni sindacali, demansionando non lo staff ma i supervisori di sala e lasciando intatto lo staff (quindi i livelli più alti, comprendendo anche chi, tra le varie aree, in questi anni ha avuto delle responsabilità per la situazione attuale) e decidendo di liberarsi di circa 90 interinali: a Taranto, in questo momento, anche 1 solo posto di lavoro è inaccettabile da perdere. A questa perdita di lavortatori, si deve sommare l’inutile operazione messa in campo dall’azienda nell’ambito della quale utilizzerà lavoratori con un costo del lavoro più alto e meno flessibili degli intrinali, con l’evidente rischio di andare a sbattere violentemente: è un’operazione evidentemente a perdere che ha come unico obiettivo quello di preparare la strada ad una crisi molto più diffusa, finalizzata ad arrivare ad accordi capestro e dannosi per i lavoratori come con Almaviva.

Abbiamo da subito denunciato pubblicamente l’evidente rischio che oggi corrono 2.000 lavoratori tarantini: si rischia di aprire una crisi enorme che si andrebbe a sommare alle altre vertenze, causando l’innesco di una bomba drammatica sul territorio che coinvolgerebbe decine di migliaia di lavoratori con le proprie famiglie». Secondo la Slc Cgil «preoccupa il silenzio delle istituzioni difronte al nostro appello: come è possibile tacere rispetto alla cancellazione di centinaia di posti di lavoro ed una scelta aziendale che farà schiantare migliaia di lavoratori dipendenti? Temiamo, fortemente, che in questo momento le Istituzioni siano concentrate su altro ed abbiano altre priorità, sicuramente diverse da quelle di affrontare e rappresentare i problemi della collettività sul territorio: le primaire del Pd o le campagne elettorali amministrative sono evidentemente elementi di maggior interesse rispetto alla salvaguardia di migliaria di famiglie? Crediamo di no.

Per questo – concludono Lumino e Di Ceglie – in maniera ancora più forte e convinta, rilanciamo la necessità di aprire un confronto con i vari assetti istituzionali coinvolti: un ulteriore silenzio non sarebbe compreso nè da noi, nè dai lavoratori… se la politica non interverrà in maniera concreta assumendosi le sue responsabilità, sarà complice del possibile massacro sociale che si sta prospettando e di un ulteriore elemento di disaffezione dei cittadini dalla vita pubblica e dalle istituzioni».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche