24 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 24 Ottobre 2020 alle 07:06:06

Cronaca

Ilva, scocca l’ora dei veleni

Giorni cruciali per la vendita, mentre AcciaItalia attacca ArcelorMittal


Mentre a Taranto, in tribunale, la Procura replica alle eccezioni sollevate nell’ambito del processo Ambiente Svenduto, si fa incandescente il fronte della vendita per quanto riguarda l’Ilva. “Am Investco Italia (Arcelor Mittal e Gruppo Marcegaglia) sta adottando condotte anti concorrenziali nell’ambito della procedura di acquisizione dell’Ilva”.

A sostenerlo è AcciaItalia, la cordata concorrente composta da Jindal South West, Cdp, Delfin e Arvedi, che ha scritto due lettere all’Antitrust europeo per esprimere la propria protesta.

Lo riporta l’Ansa in un lancio di agenzia. La prima lettera riguarda la diffusione da parte di Am Investco di informazioni “fuorvianti e non corrette” a proposito dei “business plan e delle tecnologie adottate” da AcciaItalia pe “la trasformazione dell’Ilva”. La seconda lettera si riferisce al “comportamento non etico” di Am Investco, che a mezzo stampa ha chiamato un socio di Acciaitalia ad entrare nella propria cordata: “Siamo sorpresi dell’approccio adottato dal concorrente nel sollecitare uno dei nostri azionisti”, si legge nella lettera inviata a Bruxelles, secondo cui si tratta di un comportamento “altamente non etico e improprio”.

Per questo, conclude AcciaItalia, “vogliamo testimoniare la nostra forte protesta”. In realtà, non c’è la possibilità che Cdp possa aderire alla cordata di ArcelorMittal e Marcegaglia per l’Ilva. Fonti vicine al dossier, interpellate dall’Adnkronos, escludono l’ipotesi, dopo l’intervista di Repubblica a Lakshmi Mittal, che si è detto “pronto a discutere con la Cassa Depositi e Prestiti per una loro partecipazione” alla sua offerta. In sostanza, si spiega, la possibilità di far convergere le forze è stata discussa tante volte, a partire da gennaio 2016, senza mai arrivare a un accordo. In via Goito, comunque, non si commentano le parole del magnate dell’acciaio.

I tre commissari dell’Ilva daranno il loro parere al Governo entro il 6 aprile, che poi deciderà l’esito della gara. La proposta di Mittal, a ridosso della scadenza, può essere letta come un tentativo in extremis di ottenere da Cdp quella copertura istituzionale che ancora manca alla sua cordata. Ma, si fa notare, Cdp risponde all’indirizzo politico del Governo che in questa partita ha sempre posto gli stessi paletti: la maggioranza italiana della compagine che acquisisce l’Ilva e la tutela degli interessi del sistema Paese. Requisiti, questi, che evidentemente Cdp ha scelto di soddisfare con la sua partecipazione in AcciaItalia.

Secondo fonti vicine al dossier, prima della fine del mese (e non sono esclusi slittamenti) per Ilva non succederà nulla nel senso che non si saprà quale dei due gruppi in corsa l’acquisirà prima in fitto e poi a titolo definitivo. Entro la prima decade di aprile, intanto, il governo dovrebbe incontrare i sindacati metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm che hanno chiesto all’esecutivo un punto della situazione. Le priorità che raccomandano i sindacati sono anzitutto la bonifica ambientale del siderurgico, quindi, sullo stesso piano, il rilancio industriale dell’acciaieria e la difesa dei posti di lavoro, oggi a Taranto di poco sotto gli 11mila dipendenti diretti (e intanto un mese fa è cominciata, dopo i contratti di solidarietà, la cassa integrazione straordinaria per 3.300 dipendenti con una media di circa 2500).

A Taranto l’Ilva sta attualmente producendo 13.500-14.000 tonnellate di ghisa al giorno, poi trasformate in acciaio, e l’azienda ha annunciato ai sindacati che a maggio passerà a 16.000-16.500 tonnellate al giorno. “Le accuse di condotte anti concorrenziali tra le cordate in corsa per l’Ilva non fanno presagire nulla di buono per il futuro dell’acciaieria tarantina. A poche ore dal termine stabilito per la presentazione delle offerte, quello che emerge è solo un clima di totale confusione. Gli abitanti di Taranto, così come i lavoratori dell’azienda, nulla sanno circa i progetti di bonifica ambientale, di rilancio produttivo e occupazionale” dichiara l’on. Vincenza Labriola, capogruppo per il Gruppo Misto in commissione Lavoro alla Camera dei Deputati.

Ad intervenire anche l’on. Chiarelli: “La gestione commissariale dell’Ilva di Taranto si consuma in modo poco chiaro e, soprattutto, con un quasi inesistente rapporto con il territorio. Per questo ho depositato una interpellanza parlamentare per chiedere al governo, attraverso i competenti ministeri dello sviluppo economico e dell’ambiente, che si proceda innanzitutto ad organizzare a Taranto una serie di incontri con tutte le istanze istituzionali e sociali interessate e che, nella valutazione delle offerte si dia priorità assoluta al piano ambientale”.

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