Cronaca

Migranti nelle case, appello al Prefetto

Il caso delle torri di viale Unicef


Ci tengono a chiarire che no, non è una questione di razzismo. Che se ad essere ospitata fosse una famiglia, di certo non guarderebbero il colore della pelle, ma anzi la accoglierebbero con il giusto rispetto. Ma trasformare un appartamento in una struttura destinata ad accogliere un numero imprecisato di migranti, tutti uomini, rischia di avere conseguenze sulla serenità del condominio, e del quartiere.

Si sono rivolti anche al prefetto gli abitanti di Viale Unicef 40. A Donato Cafagna, da poco alla guida della Prefettura di Taranto, hanno presentato un documento in cui si legge che la decisione del proprietario di un appartamento dello stabile di cedere in fitto l’immobile ad un’associazione che si occupa di accoglienza degli immigrati “sta creando disagio, malcontento, preoccupazione nello stabile condominiale, in ragione della oggettiva inidoneità dello stesso nell’accoglienza di profughi extracomunutari”. A Taranto Buonasera una delegazione di condomini spiega, con pacatezza ma anche con decisione, che l’assembramento di giovani uomini in uno stabile popoloso, abitato soprattutto da anziani e famiglie con bambini, «non è la via giusta per facilitare integrazione e buona accoglienza».

Oltretutto, come viene spiegato nella comunicazione alla Prefettura, da parte del locatario non ci sarebbe stato alcun preavviso, con i residenti di viale Unicef 40 – diciannove piani, un’ottantina di famiglie presenti per un totale di circa quattrocento residenti – messi di fronte al fatto compiuto, “in violazione di quanto stabilito dal regolamento condominiale che vieta espressamente di adibire gli appartamenti ad usi diversi dalla civile abitazione, dallo studio professionale ed ufficio privato, nonchè ad usi che, comportando la presenza di più persone, possano creare disagio nonchè costituire fonte di disturbo alla quiete e tranquillità dei condomini”.

Nei giorni scorsi, si era registrata una levata di scudi da San Vito. Era stata Irene Lamanna, presidente dell’associazione Taranto Turismo, commenta la questione legata al soggiorno dei migranti a Taranto. “Siamo stati contattati come associazione da numerosi cittadini del quartiere San Vito che ci hanno fatto presente che, con ogni probabilità, il nostro quartiere sarà luogo di residenza per gruppi di migranti” aveva segnalato Lamanna. “Ci è giunta infatti voce che una cooperativa, all’interno della quale pare operino alcuni parenti di dirigenti di enti ed istituzioni tarantine, voglia realizzare in due ville, in via per lido bruno e in via balene ora in ristrutturazione, dei centri per migranti.

Non si tratta di discriminazione, ma crediamo che portare dei gruppi maschili all’interno dei quartieri, e soprattutto a San Vito che è sempre stato ritenuto un quartiere d’élite e di turismo nonostante le deficienze del Comune, non sia integrazione. Integrazione sarebbe permettere a nuclei familiari di abitare all’interno di palazzi e residence. Dislocare masse di uomini e minorenni, secondo noi, rappresenta solo un rischio in più per i cittadini in primo luogo perché non conosciamo assolutamente queste persone e, quindi, non sappiamo chi siano e come vivano e poi perché non riuscirebbero ad integrarsi ma minerebbero solo alla tranquillità del quartiere e di chi ci vive”. Prima ancora, erano stati i residenti di Paolo VI e via Plinio a stigmatizzare l’idea che quelli che dovrebbero essere uffici o appartamenti venissero utilizzati come piccoli centri di accoglienza. Come anticipato dal nostro giornale, nei giorni scorsi è scaduto il termine per partecipare ai due bandi per la gestione dell’accoglienza: uno da quasi 19 milioni di euro per ospitare 1.835 richiedenti protezione internazionale e l’altro da oltre 3 milioni di euro per accogliere 300 minori stranieri non accompagnati. In totale 2.135 persone da sistemare in tutta la provincia. A Tarantocittà la parte più consistente: 711 adulti e 139 minori.

Nel frattempo, però, la Prefettura, visti il «massiccio flusso di arrivi» e quindi l’urgenza di assicurare ospitalità, ha proveduto ad avviare una procedura negoziata per ospitare 420 migranti. L’importo dell’appalto è di 749mila euro.

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