27 Gennaio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Gennaio 2021 alle 16:40:07

Cronaca

E’ una Taranto miliardaria. Ma non lo sappiamo

Governo, Regione, anche i Riva: in testa ci piovono soldi


Siamo ricchi ma non lo sappiamo.

Meglio: una pioggia di soldi pare cadere sulle nostre teste ma non ce ne rendiamo conto. Se la Napoli di Eduardo era milionaria, Taranto è di più: è miliardaria. Nel novembre 2015 (presidente del Consiglio è Matteo Renzi) il governo in carica trova, senza colpo ferire, ben 800 milioni “per la riqualificazione e lo sviluppo dell’area di Taranto e del suo porto”.

L’annuncio viene direttamente da Palazzo Chigi, che benedice quanto emerso da una riunione sul Contratto istituzionale di sviluppo (Cis) alla quale ha partecipato l’allora sottosegretario alla presidenza Claudio De Vincenti, che portò in dote 390 milioni per il sistema portuale, 207 milioni per il nuovo ospedale San Cataldo, 91 milioni per le bonifiche, 89 milioni per l’edilizia abitativa e la riqualificazione del quartiere Tamburi e del centro storico, 30 milioni per altre infrastrutture. Un anno dopo il governo è cambiato, ma non importa: anche l’esecutivo guidato da Paolo Gentiloni è pronto a riempirci d’oro.

Neppure il tempo di insediarsi – dopo la tramvata referendaria che ha defenestrato Renzi – che l’ex ministro degli Esteri vara il 23 dicembre 2016 un ‘decreto Sud’ e nel provvedimento “per il Mezzogiorno” la città dei due mari fa l’ingorda: arrivano 100 milioni (sì, ne erano stati tolti 50 ma ce li ridanno con gli interessi) e siccome la salute viene prima di tutto – e qui lo sappiamo bene – per “apparecchiature e dispositivi medici di diagnostica e cura” vengono stanziati 70 milioni, cui “si aggiunge il rifinanziamento per 8 milioni delle attività di screening disposto dal ministro della Salute”.

Finito? No: viene disposto lo stanziamento di 30 milioni in tre anni per un piano “assistenziale e sociale per famiglie disagiate dell’area di Taranto”, che l’amministrazione straordinaria dell’Ilva dovrà concordare con i sindaci e sottoporre al ministero dello Sviluppo. Per i lavoratori del Siderurgico viene data “stabilità” agli ammortizzatori sociali, stabilendo che anche dopo la cessione a un privato («Tra fine gennaio e metà febbraio si individuerà il compratore», ha annunciato De Vincenti, l’ex sottosegretario ora ministro per il Mezzogiorno) l’amministrazione straordinaria debba proseguire l’attività di risanamento ambientale, con interventi ulteriori rispetto a quelli che l’acquirente sarà obbligato a fare in base al piano Aia. Così, viene spiegato, si impiegheranno i lavoratori anche nella fase di transizione verso il nuovo assetto industriale. Poi, siccome non si vive di solo acciaio, nel decreto c’è anche un intervento per dare “una rete di sicurezza ai lavoratori” dei porti di Taranto e Gioia Tauro, con lo stanziamento di 40 milioni in tre anni e l’istituzione di una Agenzia di transhipment. Ma su Taranto non c’è solo la mano benigna del governo.

Anche la Regione ha un occhio di riguardo per noi. Nell’annunciare i dettagli del piano di riordino ospedaliero, il 30 novembre scorso, il presidente Michele Emiliano ha confermato, se ce ne fosse stato bisogno, che “c’è un impegno importantissimo della Regione Puglia sulla provincia di Taranto e sulle sue specificità epidemiologiche. Investiremo 30 milioni di euro in più rispetto al passato nella provincia di Taranto. Questi 30 milioni in più si trasformeranno in posti letto (più 22%), in personale, in macchinari e nella realizzazione fondamentalmente di due strutture, il Polo oncologico del Moscati connesso al Santissima Annunziata e collegato, con convenzione, all’Irccs oncologico di Bari ed alle oncologie pugliesi, per la ricerca e l’assistenza ma soprattutto la ristrutturazione della oncoematologia pediatrica all’interno della Santissima Annunziata, accogliendo quanto richiesto da 22mila cittadini tarantini.

Noi abbiamo fatto quindi una precisa scelta politica, quella di investire in modo speciale nella sanità di Taranto – ha aggiunto Emiliano – come peraltro ci era stato chiesto da cittadini, sindaci, consiglieri regionali, deputati”. Il 16 dicembre, altra vagonata di soldi. L’annuncio in questo caso lo fa il consigliere regionale fedelissimo di Emiliano, Gianni Liviano: “Grazie ad un lavoro corale dei consiglieri regionali tarantini sono stati approvati, in commissione Bilancio, provvedimenti per Taranto pari a 1 milione e 700mila euro. In particolare si tratta di 300mila euro per strutturare il piano strategico che costituirà la spina dorsale della legge speciale per Taranto; 700mila euro che consentiranno la continuità didattica all’istituto musicale Paisiello; 200mila euro per il progetto di decarbonizzazione dell’Ilva; 500mila euro per lo studio di biomonitoraggio sull’impatto degli inquinanti sui bambini del quartiere Tamburi”.

Inoltre, Al fine di sostenere le spese di funzionamento connesse alle attività relative alla proposta di decarbonizzazione dell’industria pugliese, è assegnata una dotazione finanziaria di 200.000 euro mentre vengono rifinanziate con un milione di euro le misure di sostegno alla mitilicoltura. Soldi, soldi e ancora soldi su Taranto. Da Roma, da Bari e pure dalla Svizzera. Dopo l’anteprima in diretta social data da Matteo Renzi, il 2 dicembre sono i Commissari Straordinari dell’Ilva, Piero Gnudi, Enrico Laghi e Corrado Carrubba, a comunicare che “sono stati individuati i termini e le condizioni di un accordo tra il Gruppo Ilva, gli esponenti della famiglia Riva e le società ad essi riconducibili.

Saranno tra l’altro rese disponibili ad Ilva, con il consenso degli esponenti della famiglia Riva, e nelle forme e modalità stabilite dalla legislazione speciale in vigore, somme e titoli, per un controvalore di circa 1,1 miliardi di euro, attualmente oggetto di sequestro penale, affinché gli stessi siano destinati all’attuazione del Piano Ambientale, alla realizzazione di interventi di bonifica e alle altre finalità previste dalla legge. Si prevede, altresì, che gli esponenti della famiglia Riva mettano a disposizione un ulteriore importo, per l’ammontare complessivo di 230 milioni di euro, prevalentemente destinato a supportare la gestione corrente di Ilva e le iniziative assunte ai fini della prosecuzione dell’attività d’impresa”. Un cadeau. A Natale del resto siamo tutti più buoni.

Certo, adesso aspettiamo alla prova dei fatti che il fiume di denaro che da Roma e Bari viene dichiarato come in viaggio verso Taranto non prenda altre strade e arrivi a destinazione.

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