Cronaca

Giardino terapeutico in carcere

Il progetto realizzato dall’Asl di Taranto all’interno della casa circondariale


Seconda fase del
progetto Giardino sinergico in
carcere.

Con il decreto della
presidenza del consiglio dei
ministri, la Sanità Penitenziaria
è passata dalla competenza
del Ministero della Giustizia
a quella del sistema sanitario
nazionale, che opera ed
interviene attraverso le macrostrutture
territoriali competenti
(a Taranto attraverso il
Distretto Socio sanitario Unico
Cittadino).
Nell’ambito della Medicina Penitenziaria,
il Distretto Socio
sanitario unico è chiamato
a dare risposte, non solo in
termini sanitari (di stretta
competenza), ma anche in
termini sociali, se si considera
la ricaduta che proprio le questioni
sociali hanno sulle patologie
presenti negli Istituti
di Pena e, quindi, anche nella
Casa Circondariale di Taranto.

In tal senso, il Distretto, d’intesa
con il direttore generale
della Asl di Taranto, Stefano
Rossi, in considerazione dei
rapporti di collaborazione
che intercorrono con la Casa
Circondariale di Taranto, ha
realizzato la seconda fase
del Progetto: “il giardino
sinergico-terapeutico”.
«Anche in questo caso – spiegano
dall’Asl – ci si è avvalsi
dell’Agricoltura Sociale che
già aveva dato ottimi risultati
in occasione della prima fase
dello stesso Progetto, realizzato
attraverso la sinergia tra
Azienda Sanitaria, Istituzioni,
Associazioni ed Imprese, che
perseguono finalità analoghe
per rispondere a nuove sfide
che vedono nella riabilitazione
dei detenuti la risposta
a molte problematiche sanitarie/sociali.

L’intervento è
stato realizzato all’interno
della Casa Circondariale in una
grande aiuola, che, grazie alla
sinergia tra operatori agricoli
e detenuti, si è trasformata da
spazio incolto e per niente utilizzato,
ad area dedicata alla
coltivazione, sia di piante officinali
(origano, lavanda, maggiorana,
ecc.), che di ortaggi.
Il Giardino è stato organizzato
secondo tre aree di attività:
Autoproduzione, Sinergia e
Cooperazione, in un’ottica
secondo la quale non è tanto
importante la produzione e l’uso
del prodotto finale, quanto
il fine educativo/formativo a
valenza occupazionale.

I detenuti
impegnati sono stati 7,
di cui 4 italiani e 3 di origine
albanese. Agli stessi è stato
corrisposto un importo netto
di Euro 5 ad ora per 2 ore al
giorno e per complessivi n.30
giorni lavorativi, dal 27 ottobre
al 15 dicembre 2016».
La Asl Taranto ha sostenuto
tutte le spese necessarie alla
realizzazione del progetto,
comprese quelle per l’acquisto
delle divise, delle strutture
mobili (casetta per attrezzi
e piccola serra) e dell’acqua
necessaria per l’irrigazione
delle piante.
«Nel progetto sono stati impegnati:
2 dipendenti Asl esperti
in progettazione di Agricoltura
Sociale applicata alla Medicina
Penitenziaria, 5 operatori agricoli
appartenenti a 4 Masserie
Didattiche che hanno messo
a disposizione propri macchinari
ed attrezzature ed una
psicologa con esperienza in
psicologia penitenziaria.

Le attività progettuali sono
state quelle dì: realizzazione
di un orto sinergico su bancale
coltivato con metodo biologico;
coltivazione di ortaggi in
tunnel; realizzazione impianto
di irrigazione; coltivazione in
esterno di ortaggi; allestimento
di una fungaia; allestimento
e decorazione del capanno/
deposito; montaggio e decorazione
7 cassoni successivamente
coltivati; realizzazione
7 murales (uno da parte di
ciascun detenuto). L’intera
attività progettuale è stata
quotidianamente monitorata
dalle dipendenti della Asl, con
la realizzazione di un diario di
campo ove sono state annotate
le impressioni, le osservazioni
e gli stati d’animo dei
sette partecipanti e dal quale
è emersa la conferma della
valenza curativa-psicologica
dell’esperienza».

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