17 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 17 Ottobre 2021 alle 22:58:00

Cronaca

Rai Storia parte da Taranto

Lunedì dell'Algelo la prima puntata di Mare Nostrum: ritratto inedito della nostra città


Una Taranto diversa da
quella che spesso si vede sulle tv
nazionali, eppure mai così aderente
alla realtà.

Non uno spot, perchè le contraddizioni
sono state (giustamente) messe
in evidenza; ma un ritratto sincero e
ben fatto, di una città che ha grandi
splendori e grandi miserie, raccontata
con la precisione della ricerca
storica e analizzando gli avvenimenti
che ne hanno cambiato identità e
prospettive, come il tragico crollo
in città vecchia del maggio ‘75, oltre
all’arrivo dei grandi insediamenti
industriali.

Rai Storia (canale 54 del digitale
terrestre) ha scelto Taranto per la
prima delle cinque puntate di Mare
Nostrum, serie di documentari sulla
Mediterraneo, “un’immensa spugna
che si è lentamente imbevuta di ogni
conoscenza”, secondo le parole dello
storico francese Fernand Braudel. Ieri
sera la messa in onda.
«È una città strana, Taranto. Pur avendo
due mari spesso è stata costretta a
dimenticarsene, e a volgere le spalle
alla sua risorsa più preziosa. Anche
se i “café chantant” e i teatri sono
solo un ricordo sbiadito degli anni del
boom, quando era forse l’unico luogo
del sud ad attrarre manodopera dal
Settentrione, Taranto conserva ancora
le tracce di un’Italia che altrove è
scomparsa.

E le mostra poco a poco, al
visitatore che si sofferma abbastanza
per andare oltre la superficie, come
in un museo all’aperto che riassume
le vicende, spesso amare, dell’intera
nazione. Dall’arsenale, un tempo il
più importante d’Italia, agli impianti
siderurgici che oggi pongono un’alternativa,
ancora da sciogliere, tra
salute e lavoro (…) Dai resti degli
insediamenti antichi, quando era la
Perla dello Jonio, raccolti in un museo
che è il fiore all’occhiello della città,
il MarTa, alle attività di coltivazione
dei mitili, conosciuti in ogni parte
d’Italia. Una città che nel corso del
tempo si è ampliata a dismisura, e
che ora si sta di nuovo contraendo,
riducendo su dimensioni più umane;
cercando di conservare un’identità
legata alla sua storia millenaria e al
suo recente passato industriale».

Così
l’inizio del documentario. Tra gli interventi,
quello dell’urbanista Luigi
Oliva, direttrice del MarTa Eva Degli
Innocenti, dell’ammiraglio Ricci, ma
anche di pescatori e allevatori. Di
grande interesse il lungo passaggio
sull’Arsenale militare, sul lavoro e la
professionalità delle sue maestranze,
e sulla mostra storica unica in
Italia ospitata all’interno dello stabilimento.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche