Cronaca

La partita doppia dell’Ilva

Il 9 giugno l’udienza sui patteggiamenti. Sulla vendita pressing dei sindacati


E’ stata fissata per
il 9 giugno prossimo l’udienza
dinanzi alla Corte d’Assise di
Taranto per decidere sui patteggiamenti
presentati dalle
società Ilva spa e Riva Forni
Elettrici, la cui posizione è
stata stralciata nel processo
Ambiente Svenduto.

Ad occuparsene sarà un nuovo
collegio di giudici a cui la
Corte presieduta da Michele
Petrangelo ha rinviato gli atti.
La richiesta di patteggiamento
dell’Ilva spa prevede otto mesi
di commissariamento giudiziale,
affidato sempre agli attuali
commissari Gnudi, Carrubba e
Laghi, e 241 milioni a titolo
di confisca, quale profitto del
reato compiuto tra il 2009 e
il 2013, e altri 2 milioni come
sanzione. Il patteggiamento
di Riva Forni Elettrici si aggira
invece sui 2 milioni di euro.
I legali dell’ex Riva Fire avevano
chiesto uno stralcio
della loro posizione in attesa
che si perfezionasse il rientro
dall’estero in Italia del miliardo
e 230 milioni sequestrato nel
2013 dalla Procura di Milano,
custodito nei sette trust dell’isola
del Canale della Manica
aperti dalla famiglia Riva.

La
Corte d’Assise ha però respinto
l’istanza.
Come è noto, il Tribunale Federale
di Losanna ha rinviato al
31 maggio prossimo, indicando
nell’ordinanza questo termine
come tassativo, la decisione
sul rientro in Italia di 1,3 miliardi
di euro, sequestrati agli
ex proprietari dell’Ilva nell’ambito
di una inchiesta della
procura di Milano e custoditi in
sette trust dell’isola del Canale
della Manica aperti dalla famiglia
Riva. La proroga è legata
all’attesa della pronuncia della
Royal Court di Jersey. L’ulteriore
proroga, che ora però sarà
definitiva, si è resa necessario
in quanto la Royal Court del
Jersey, a sua volta, ha fissato
al 12 maggio la nuova udienza
nella quale dovrà esprimersi
sullo svincolo del denaro.

Solo
in seguito a una pronuncia favorevole
della Corte di Jersey,
il tribunale federale di Losanna
potrà rispondere positivamente
alla richiesta di assistenza
giudiziaria presentata dal tribunale
di Milano. Quei soldi
sono destinati alla bonifica e
alla decontaminazione dello
stabilimento, che si avvicina
al passaggio di mano dalla gestione
commissariale a quella
(nuovamente) privata, con la
sfida ArcelorMittal-Jindal.
Sulla complessa partita a
scacchi per la vendita è da
registrare il pressing delle
organizzazioni sindacali. «Ribadiamo
la necessità di un
piano industriale chiaro e di
un cronoprogramma certo per
lo stabilimento Ilva dopo i
numerosi decreti varati dal
Governo.

Parallelamente occorrono
certezze anche per gli
interventi ambientali dentro la
fabbrica e nelle aree esposte
all’inquinamento industriale.
Che sia fatto per Taranto quello
che finora è stato solo annunciato»
le parole del segretario
Uilm, Antonio Talò. La Fim Cisl
rilancia «un confronto» con
l’Ilva «utile per definire un cronoprogramma
degli interventi
di manutenzione necessari: è
ormai noto a tutti lo stato in
cui versano gli impianti e la
necessità di intervenire per
garantire lo stato degli stessi
e, di rimando, la sicurezza
degli operatori sociali e delle
aziende d’appalto. La richiesta
scaturisce dalla volontà di dare
seguito alle varie segnalazioni
che come Fim abbiamo fatto
sulle condizioni impiantistiche.
Non siamo mai stati per la
denuncia fine a se stessa, ma
per mettere in campo energie
utili a risolvere i problemi delle
persone.

Attendiamo quanto
prima un tavolo di confronto
con i nostri rappresentanti per
la sicurezza che possa anche
dissipare i dubbi che ci sorgono
naturali».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche