17 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 17 Aprile 2021 alle 19:58:19

Cronaca

Marinaio ucciso dall’amianto, c’è un maxi risarcimento

La vittima era in servizio su navi militari


«Morì di mesotelioma,
il tumore di certezza provocato
dall’amianto, il sottufficiale
della Marina Militare al
quale è stato riconosciuto lo
status di Vittima del Dovere».
La conferma arriva dal presidente
di Contramianto e altri
rischi onlus, Luciano Carleo
che racconta la battaglia
intrapresa dai famigliari del
marinaio originario della provincia
di Taranto.
«Una carriera da marinaio al
servizio dello Stato a bordo
del naviglio militare per scoprire
vent’anni dopo di essere
affetto dal “male brutto” il
tumore della pleura che non
lascia scampo e che lo ha
portato via in pochi mesi. I
famigliari assistiti da Contramianto
e altri rischi onlus
hanno preteso che fosse riconosciuta
per quella morte
la correlazione tra lavoro ed
amianto un diritto per una
vita spezzata nel dolore. Agli
eredi verrà erogato il beneficio
previsto per le Vittime del
Dovere con un riconoscimento
di duecentomila euro per la
morte ed un vitalizio mensile
di millecinquecento euro a
partire dal decesso. Taranto
con la Marina Militare, le navi
e l’Arsenale – afferma Carleo –
si conferma purtroppo ancora
una volta territorio fortemente
colpito dalle esposizioni
all’amianto che hanno determinato
negli anni vittime
innocenti per mesotelioma,
tumore polmonare, alla laringe
ma anche in altre sedi come i
reni oltre a centinaia di casi
di asbestosi, placche pleuriche
ed ispessimenti malattie fortemente
invalidanti».
Contramianto, impegnata in
prima linea su amianto e danni
alla salute in Marina Militare,
ha già riferito in Commissione
Parlamentare d’inchiesta
della Camera, alla Procura di
Padova e nei processi penali
di Taranto che vedono Contramianto
parte civile «da ultimo
il procedimento in corso per
la tutela di un operaio arsenalotto
affetto da patologia
asbesto correlata per il quale
sono imputati tre ammiragli
ex Direttori dell’Arsenale di
Taranto, il processo penale
dovrà fare luce su eventuali
responsabilità per esposizione
all’amianto, lavoro e danno
alla salute».La fotografia di Contramianto
sui casi acquisiti dall’associazione
è di forte preoccupa zione. «Le patologie asbestocorrelate
a Taranto per Marina
Militare e operai Arsenale nel
periodo 1997-2017 “Archivio
Contramianto“ indicano 207
patologie delle quali 62 mesotelioma,
47 tumori polmonari
e altre sedi, cancro alla laringe
e ai reni, 98 asbestosi, placche
pleuriche e ispessimenti
pleurici. Intanto la Marina si
accorge che l’amianto è pericoloso
e corre ai ripari informando
tra marzo e aprile 2017
con un ciclo di Conferenze sul
Rischio Amianto rivolte a 537
dipendenti dell’Arsenale Marina
Militare di Taranto, Funzionari,
Tecnici e Operai, che venticinque
anni dopo la Legge
Amianto 257 del 1992 hanno
finalmente saputo, come si
legge nel programma, “Cosa è
l’amianto“, “Rischio amianto“,
“Dove veniva impiegato“, “Le
azioni di prevenzione e Bonifica“,
“Come lo riconosciamo“,
“Come ci possiamo proteggere
e lavorare“. Eppure – spiegano
da Contramianto – dal 1964
i vertici marina militare e
dell’Arsenale di Taranto erano
a conoscenza degli effetti
mortali provocati dall’amianto
e delle conseguenze sulla salute
che ritenevano essere di
grande entità “come è ampiamente
dimostrato dal grande
numero di decessi prematuri
per asbestosi ed affezioni
connesse“. Ma non è noto
che in questi cinquant’anni
i diecimila operai che hanno
lavorato a bordo delle navi e
nei sommergibili siano stati
resi consapevoli dei rischi che
correvano respirando polvere
di amianto in tutti i luoghi
dello Stabilimento ionico».

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