29 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 29 Luglio 2021 alle 22:09:00

Cronaca

I leader sindacali: “Non accetteremo la chiusura dell’Ilva”


TARANTO- “Non si risana un impianto siderurgico fermandolo. Sono necessari investimenti che devono essere fatti con lo stabilimento in marcia. Chiediamo al Governo investimenti e chiediamo che ciascuno faccia la sua parte”. Sono le dichiarazioni del segretario della Cgil, Susanna Camusso, nel suo intervento che ha concluso la manifestazione in piazza delle Vittoria. “Una situazione così non ce la saremmo mai immaginata – ha proseguito la numero uno della Cgil – svegliarci una mattina e chiederci se una delle più grandi fabbriche del paese sarebbe rimasta aperta o no. Questa non è una gara a chi urla di più, è una difficilissima vertenza sindacale che ha bisogno di unità del lavoro, dei sindacati e dei lavoratori e delle lavoratrici. Serve la straordinaria compostezza della classe operaia di Taranto. Cambiare si può e lo faremo”.

In precedenza era intervenuto il segretario nazionale della Cisl Raffaele Bonanni. “È impensabile che si possano perdere ventimila posti di lavoro ha sottolineato Bonanni – Questa manifestazione vuole richiamare l’attenzione su una emergenza nazionale. Una città che si stringe attorno alla sua certezza. Con queste premesse ce la faremo”. Sul palco di Piazza della Vittoria anche il segretario nazionale della Fiom , Maurizio Landini. “Erano anni che non si vedeva una manifestazione di questo genere – ha affermato – la nostra controparte è l’Ilva, noi siamo per unire la città. La Fiom non nasconde che c’è il problema di recuperare il rapporto con i lavoratori. Ma per il fatto che la magistratura debba supplire alla politica, non si può dimenticare quello che non ha fatto la politica in passato”. A proposito poi della incursione di un centinaio di contestatori (giunti in piazza a bordo di un motocarro), i quali hanno interrotto la manifestazione con l’uso di fumogeni e il lancio di uova contro il palco dove era in corso il comizio ha commentato: “E’ stata una contestazione premeditata, non accolta però dal resto della piazza. Quella di oggi è stata comunque una grande manifestazione. L’inquinamento non è solo dell’Ilva. Si pagano anche gli inquinamenti e gli errori fatti quando l’azienda è nata ed era pubblica”. Il leader nazionale della Uil, Luigi Angeletti, nel suo intervento ha parlato dei diritti dei lavoratori. “Non vogliamo fare pressioni su nessuno, ma abbiamo il diritto non solo di dire ciò che vogliamo ma di dire che se non ci fanno lavorare, noi non spariremo in silenzio, se non ci fanno stare nelle fabbriche noi staremo nelle piazze – ha affermato – non si può pensare di chiudere la fabbrica perché al disastro ambientale si aggiungerebbe il disastro sociale. Non accetteremo per nessuna ragione la chiusura dell’Ilva – ha sottolineato – molto spesso parlano persone che non conoscono quello che dicono”. Erano da poco passate le 8.30 quando i lavoratori dell’Ilva sono usciti dalla fabbrica per partecipare ai due cortei per lo sciopero proclamato da Cgil, Cisl e Uil e dai sindacati di categoria dei metalmec¬canici dopo il sequestro di sei impianti dell’area a caldo disposto dalla magistratura per disastro ambientale. I due cortei sono partiti dal Ponte di Pietra, in città vecchia, e dal piazzale antistante l’Arsenale militare. Alla testa di uno dei due cortei, i segretari nazionali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. Nell’altro corteo i segretari nazionali dei sindacati dei metalmec¬canici, Maurizio Landini (Fiom), Giuseppe Farina e Franco Ben¬tivoglio (Fim) e Rocco Palombella (Uilm).

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