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23 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 22 Maggio 2022 alle 22:57:00

Cronaca

Truffa, arrestata l’ex presidente antiracket

Bufera giudiziaria travolge Maria Antonietta Gualtieri


Truffa sui fondi
pubblici destinati alle vittime
del racket e dell’usura.

Arrestata dalla Guardia di Finanza
Maria Antonietta Gualtieri,
l’ex presidente dell’associazione
che in passato ha
gestito anche uno sportello a
Taranto. Lo sportello a Palazzo
Galeota, in Città Vecchia, è
ancora attivo ma è gestito da
un’altra associazione che non
ha nulla a che fare con quella
presieduta da Maria Antonietta
Gualtieri e che dopo il
blitz di stamattina potrebbe
subire danni all’immagine.
Infatti pare che ci sia un
contenzioso tra l’associazione
tarantina e quella presieduta
da Maria Antonietta Gualtieri.

Ieri mattina la clamorosa svolta.
La donna è stata fermata
nell’ambito di una operazione
condotta dalla Guardia di
Finanza di Lecce.
I militari del Nucleo di Polizia
Tributaria del capoluogo
salentino, diretti dal tenente
colonnello Nicola De Santis,
hanno eseguito una serie di
arresti e sequestri (beni per
due milioni e mezzo di euro)
con le accuse di truffa per il
conseguimento di erogazioni
pubbliche, corruzione, concussione,
falso. Secondo l’accusa
i finanziamenti percepiti
indebitamente erano destinati
a rafforzare le iniziative in
materia di contrasto al racket
ed all’usura attraverso l’istituzione
di tre sportelli nelle
province di Lecce, Brindisi e
Taranto finalizzati a prestare
assistenza alle vittime di tali
reati con l’ausilio di specifiche
figure professionali quali
avvocati, commercialisti,
esperti del settore bancario.

L’attività di indagine ha fatto
emergere l’esistenza di un
gruppo diretto dal presidente
dell’associazione che, avvalendosi
dell’apporto di altre
persone, per lo più inquadrate
nell’associazione oltre che
di amministratori pubblici e
imprenditori ha potuto accedere
in maniera fraudolenta a
finanziamenti della Comunità
Europea.
La ricostruzione dei fatti ha
evidenziato come aI fine di
percepire indebitamente i
fondi Ia Gualtieri nel maggio
del 2012 avesse stipulato
apposita convenzione con
I’Ufficio del Commissario
Antiracket istituito presso il
Ministero dell’lnterno e con
le amministrazioni comunali
di Lecce, Brindisi e Taranto
per I’istituzione di tre sportelli
antiracket presso ciascun
capoluogo per prestare
assistenza alle vittime del
racket e dell’usura e favorire
l’accesso ai finanziamenti
previsti dal Fondo di Solidarietà.

Secondo le Fiamme
Gialle l’associazione sarebbe
stata costituita con l’unico
fine di frodare i finanziamenti
pubblici attraverso una fittizia
rendicontazione di spese
per il personale impiegato;
l’utilizzo di fatture per operazioni
inesistenti afferenti
l’acquisizione di beni e servizi;
la rendicontazione di
spese per viaggi e trasferte in
realtà mai eseguite; la falsa
attestazione del raggiungimento
degli obiettivi richiesti
dal progetto in termini di
assistenza ai nuovi utenti e
numero di denunce raccolte
In dettaglio.
I risultati investigativi hanno
fatto emergere come l’associazione,
nel perseguire i
propri affari ed accedere ai
contributi, avesse stipulato
contratti di collaborazione
con dipendenti fittizi e
professionisti compiacenti,
emettendo false buste paga
e ricevendo fatturazioni per
prestazioni professionali inesistenti.

Le somme indebitamente
percepite dai fittizi collaboratori
grazie alle false
rendicontazioni presentate
all’Ufficio del Commissario
Antiracket sarebbero state
successivamente restituite in
contanti alla stessa presidente
dell’Associazione. Un particolare
non è sfuggito agli
inquirenti: venivano fatte
salve le ritenute previdenziali
e assistenziali. L’organizzazione
avrebbe documentato
inoltre l’esistenza di spese
fittizie per l’acquisizione di
beni e servizi quali inesistenti
promozione di campagne
pubblicitarie e interventi di
manutenzione presso le tre
sedi, predisponendo una serie
di documenti, anche di natura
fiscale, idonei a dimostrare
il regolare svolgimento delle
procedure di selezione delle
aziende fornitrici e l’avvenuto
pagamento delle prestazioni.

Anche in questo caso
il meccanismo truffaldino
prevedeva che i finanziamenti
indebitamente percepiti
venissero prima bonificati in
favore delle ditte esecutrici a
pagamento delle forniture e
successivamente restituit in
contanti per un importo pari
alla differenza tra l’importo
fatturato e una quota del
20%, quale “compenso” alla
stessa azienda fornitrice, cui
veniva aggiunto il rimborso
delle spese effettivamente
sostenute per la predisposizione
della campionatura da
trasmettere al Ministero.
Le indagini hanno consentito
inoltre di accertare l’illecita
percezione di finanziamenti
destinati alle opere infrastrutturali
ed all’acquisto
degli arredi presso le sedi
di Lecce e Brindisi denotando
dirette responsabilità a
carico degli amministratori
comunali e dei direttori dei
lavori coinvolti nel rilascio
delle autorizzazioni nei pagamenti
delle relative opere.
Quattro gli arresti (tre in
carcere e uno ai domiciliari) e
due misure interdittive della
professione. Una cinquantina
gli indagati. I provvedimenti
emessi dal gip di Lecce, Giovanni
Gallo, su richiesta dei
pm Roberta Licci e Massimiliano
Carducci.

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