28 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 28 Settembre 2021 alle 21:49:00

Cronaca

Tarantini che fotografano i turisti

L'arrivo della Nave da crociera ha suscitato un clamore sopra le righe


Saremmo tutti felici se
Taranto potesse vivere solo
di crociere e crocieristi. Così
oggi non è e chissà se lo
sarà mai.

L’evento, in ogni
caso, per quanto positivo in
sé, ha suscitato un clamore
sopra le righe, pari al provincialismo
che questa città
è in grado di sfoderare nei
suoi momenti migliori di
autoreferenzialità. Certo, al
netto di passerelle elettorali,
era un bel vedere la nave
bianca attraccata al molo
San Cataldo. Stridente il
contrasto con il bastimento
color ruggine che accanto
trafficava minerale.

I crocieristi sono stati accolti
con un atteggiamento
di riverenza persino un po’
imbarazzante. Emblematico
il gazebo sulla “ringhiera”
con secchiello e spumante
da offrire agli ospiti.
Veniamo al dunque: in
città hanno messo piede
alcune centinaia di agiati
pensionati britannici.
Gli altri passeggeri hanno
trovato ad accoglierli i bus
che li hanno accompagnati
a Ostuni e ad Alberobello.
Per chi è rimasto a Taranto
si è trattato di una sosta
di quattro-cinque ore, non
di più. Sono andati per bar,
quasi niente per ristoranti.

Si rilevano almeno due indicazioni
importanti.
La prima: i tour operator
evitano il più possibile la
parola “Taranto” e preferiscono
dirottare i propri
clienti altrove. Urge quindi
una penetrante attività di
marketing del territorio,
stravolto – spesso con esasperante
autolesionismo
– dalla martellante denigrazione
che è stata fatta in
questi anni dell’immagine
della città.
Taranto non ha solo inquinamento
e lutti.
Ha molto di più da offrire
e sarà compito innanzitutto
dei tarantini invertire la
rotta e cominciare a mettere
in vetrina le attrazioni
migliori, non gli aspetti
più deteriori.

La battaglia
per una economia non più
dipendente dalla grande
industria si vince anche così E forse anche così riusciremo
a non vedere più il carico di
minerale a fare da sfondo allo
sbarco dei passeggeri.
La seconda: serve un collegamento
organizzativo a monte
che incanali i turisti verso i
nostri luoghi da visitare, i nostri
ristoranti, i nostri negozi. Che
faccia conoscere storia e prodotti
di Taranto prima che i turisti
sbarchino qui solo per dirigersi
verso altri lidi. Serve, insomma,
professionalità nell’offerta
turistica e non arrangiati mercatini
di cianfrusaglie.

Molti
negozi, poi, proprio nelle ore di
sosta della nave erano chiusi.
Ci vorrà tempo, ci vorranno
anni. Ma bisogna cominciare
a dare una impronta diversa
all’accoglienza. Non possiamo
presentarci come un popolo di
provincialotti, nell’attesa messianica
che qualche pensionato
di lusso lasci una mancia per
strada. Avremo fatto un passo
in avanti quando saranno i turisti
a fotografare Taranto e non i
tarantini a fotografare i turisti.

Enzo Ferrari
Direttore responsabile

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