29 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 29 Luglio 2021 alle 22:09:00

Cronaca

Il vescovo: “Vi prego salvate l’Ilva”


TARANTO – La richiesta è ai parroci, perchè domani “si torni a pregare per la città di Taranto per il difficile momento che sta attraversando”. Sono parole dense di significato, quelle che l’arcivescovo di Taranto, monsignor Filippo Santoro, indirizza ai sacerdoti, ma che travalicano i confini ecclesiastici. “Carissimi sacerdoti” scrive il vescovo “invito tutta la comunità diocesana a continuare nella preghiera per il grave momento che la nostra città sta vivendo. In questi giorni saranno rese note importanti decisioni che potrebbero incidere profondamente nella vita di molte nostre famiglie. Preghiamo intensamente il Signore, la Madonna della Salute, San Cataldo, San Francesco de Geronimo e San Egidio, perché illuminino coloro che hanno potere decisionale e sostengano tutta la nostra città per vivere uniti in questo momento, con responsabilità e fiducia”.

Il riferimento, implicito ma chiarissimo, è alla questione Ilva ed all’attesa per la decisione dei giudici del tribunale del Riesame. L’arcivescovo, quindi, torna a far sentire la sua voce autorevole in merito al caso che ruota intorno al siderurgico, al sequestro dell’area a caldo disposto dalla magistratura ed al rischio chiusura per la più grande acciaieria d’Europa. Santoro aveva già parlato in occasione della fiaccolata che mercoledì ha illuminato la notte al rione Tamburi: “In un frangente durissimo della nostra vita comunitaria, ci siamo radunati per chiedere al Signore la luce della sua parola e il conforto della sua presenza. La fede può aiutarci a comprendere la trama profonda delle nostre ferite che hanno radici remote e complesse. In un periodo di recessione economica mondiale, la perdita di una delle poche garanzie di lavoro deve essere assolutamente scongiurata, specie in un territorio come il nostro dove le possibilità di lavoro sono molto ridotte. Ripeto ciò che ho già avuto modo di dire: ‘Una improvvisa disoccupazione di massa sarebbe un danno irreparabile. E non solo per Taranto’. Desidero che gli operai sentano la solidarietà della chiesa e del loro arcivescovo. Non vogliamo lasciarvi soli! Voi operai siete ‘il patrimonio più prezioso dell’azienda’, il fattore decisivo della produzione (ha detto citando Giovanni Paolo II, Lettera Enciclica Centesimus Annus). La chiesa desidera favorire e accelerare il dialogo fra territorio, istituzioni e azienda perché gli operai non perdano il loro posto di lavoro. E perché l’ambiente, la salute e la vita siano difesi. Allo stesso tempo rinnovo il mio rispetto per l’operato della magistratura perché possa svolgere serenamente il suo lavoro”.

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