20 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 20 Ottobre 2020 alle 06:40:48

Cronaca

Museo MarTa, il Tar boccia la nomina del direttore

Due sentenze “smontano” la riforma voluta da Franceschini


L’onda lunga del
clamoroso stop alla riforma
Franceschini arriva anche nella
capitale della Magna Grecia.

“Il mondo ha visto cambiare
in 2 anni i musei italiani e ora
il Tar Lazio annulla le nomine
di 5 direttori. Non ho parole,
ed è meglio…”. Così il ministro
dei Beni culturali, Dario
Franceschini, commenta la notizia
– anticipata dal Sole 24
Ore – secondo cui il tribunale
amministrativo ha bocciato
la nomina di cinque dei venti
direttori dei super-musei. Tra
questi, riporta il quotidiano
di Confindustria, c’èanche Eva
Degl’Innocenti, alla guida del
museo di Taranto, il MarTa.
Non sfugge quanto clamorosa
sia la notizia, anche tra i due
mari.

Dove sulla rinascita del
museo (anche grazie al lavoro
di Degl’Innocenti) si punta
per un futuro diverso.
Secondo il Sole 24 Ore, “il Tar
ha ritenuto che non ci fossero
le condizioni per aprire le selezioni
a candidati internazionali
e sette dei direttori sono
stranieri, tra i quali quelli
del parco archeologico di
Paestum e del Palazzo Ducale
di Mantova, interessati direttamente
dal verdetto del Tar”.

Dopo il tweet, Franceschini
ha convocato una conferenza
stampa, annunciando il ricorso
al Consiglio di Stato. “Sono
preoccupato per la figura che
l’Italia fa nel resto del mondo,
e per le conseguenze pratiche
perché da oggi alcuni musei
sono senza direttore”, afferma
il ministro.

“Trovo strano che
la sentenza parli di stranieri
quando in realtà i direttori
sono europei – ha continuato
Franceschini – e ciò contrasta
con la Corte di Giustizia Europea
e il Consiglio di Stato:
io sono avvocato e uomo politico
con esperienza, so che
le sentenze non vanno commentate
ma contrastate nelle
sedi proprie”. Franceschini si è
poi detto stupito del fatto che
il Tar “abbia definito questa
procedura magmatica: la selezione
internazionale è stata
svolta da una commissione
imparziale”.
Entrando nel merito della
vicenda, il bando “non poteva
ammettere la partecipazione
al concorso di cittadini non
italiani”. Inoltre lo scarto
dei punteggi tra i candidati
meritava “una più puntuale
e più incisiva manifestazione
di giudizio da parte della
Commissione” valutatrice e
la scelta di svolgere le prove
orali a porte chiuse non ha assicurato
i “principi di trasparenza
e parità di trattamento
dei candidati”.

Queste le motivazioni
per le quali il Tar del
Lazio, con due distinte sentenze,
ha bocciato la nomina
dei direttori dei super-musei
italiani. I ricorsi erano stati
proposti da Giovanna Paolozzi
Maiorca Strozzi e Francesco
Sirano, entrambi concorrenti
alla procedura, con riferimento
alle nomine del direttori del
Palazzo Ducale di Mantova,
della Galleria Estense di Modena,
dei Musei Archeologici
Nazionali di Napoli, Reggio
Calabria e proprio Taranto,
oltre che del Parco Archeologico
di Paestum. Per il Tar lo
scarto minimo dei punteggi
tra i candidati meritava un
giudizio più incisivo “piuttosto
che motivazioni criptiche
ed involute”, proprio perché
l’ingresso nella ‘terna’ di valutati
“era condizionato anche
da un apprezzamento minimo
della commissione in favore
dell’uno o dell’altro concorrente
– si legge in una delle due
sentenze – tanto da imporsi,
in questo caso, una puntuale
ed analitica giustificazione
in ordine all’assegnazione di
ciascun punto con riferimento
ai dieci candidati ammessi al
colloquio”.

In merito poi al
meccanismo di selezione, per
i giudici amministrativi “il
bando non poteva ammettere
la partecipazione al concorso
di cittadini non italiani in
quanto nessuna norma derogatoria
consentiva al Mibact
di reclutare dirigenti pubblici
al di fuori delle indicazioni,
tassative, espresse dall’art. 38
d.lgs. 165/2001”; anche perché
“se il legislatore avesse
voluto estendere la platea degli
aspiranti ricomprendendo
anche cittadini non italiani lo
avrebbe detto chiaramente”.

Censurata la scelta di far
svolgere la prova orale a porte
chiuse: “Secondo il consolidato
indirizzo giurisprudenziale
– si legge nelle sentenze – al
fine di assicurare il rispetto
dei principi di trasparenza
e parità di trattamento tra i
candidati occorre che durante
le prove orali sia assicurato
il libero ingresso a chiunque
voglia assistervi” compresi i
candidati affinché possano
verificare “di persona il corretto
operare della commissione”.
Ad intervenire, con
un post su Facebook, anche
Matteo Renzi. L’ex premier
aveva inaugurato il piano
superiore del MarTa proprio
con Eva Degl’Innocenti ed il
ministro Franceschini.

“Nei
mille giorni abbiamo fatto
molte cose belle, qualche
sbaglio di troppo, tante scelte
innovative e coraggiose.
Abbiamo governato cercando
di dare all’Italia un futuro, non
solo di custodire il meraviglioso
passato che conosciamo.
Una delle scelte di cui sono e
resterò più orgoglioso è aver
dato ai più bravi la possibilità
di concorrere per la direzione
dei musei italiani, patrimonio
mondiale dell’umanità.
E i risultati già si vedono, a
tutti i livelli. Perché abbiamo
smesso di tagliare sulla
cultura e abbiamo investito
in questo settore come nessuno
aveva mai fatto prima.
Il fatto che il Tar del Lazio
annulli la nostra decisione
merita il rispetto istituzionale
che si deve alla
giustizia amministrativa ma
conferma – una volta di più
– che non possiamo più essere
una repubblica fondata
sul cavillo e sul ricorso.
Non abbiamo sbagliato perché
abbiamo provato a cambiare
i musei: abbiamo sbagliato
perché non abbiamo provato
a cambiare i Tar”. Così l’ex
premier.

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