17 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 17 Ottobre 2021 alle 22:58:00

Cronaca

Il dramma di via Pupino, quelle vite spezzate dal crollo

Parla una sopravvissuta. «Non abbiamo più nulla»


Una lunga lettera al nostro giornale. Per raccontare non solo cosa è successo, ma come vive, oggi, chi ha perso tutto.

È Monica Serio Sisto a ricordare il dramma del 7 luglio 2015. Il crollo di via Pupino, il palazzo che si accartoccia su se stesso. La morte e la devastazione. E la tragedia di chi resta.

ORE 7.45: TUTTO DIVENTA BIANCO
«Sorge il giorno, è il 7 luglio 2015. Senti i clacson delle macchine di persone che vanno a lavoro, i bambini che escono con i genitori per fare delle attività estive. Insomma, la città si mette in moto». Ricorda, Monica. Ricorda e scrive. «Io mi trovo nel mio letto, girandomi ammiro il sole dal balcone della mia stanza. “ah, oggi me ne vado al mare”… mi dico… prendo il cellulare che era sulla mensola accanto a me, guardo l’orario: ore 07:45, mi rigiro per riammirare il sole e sento uno scoppio. “Avranno bruciato qualche negozio, qualche macchina avrà avuto dei problemi”, pensavo.

Per l’appunto decido di scendere dal letto e recarmi in cucina ad avvisare mamma dell’accaduto. (Non faccio in tempo). Oddio, aiuto. Non vedo più nulla. E’ tutto bianco intorno a me, ci sono pietre, oggetti che volano, sento degli allarmi. “Che succede?”. Succede che quello segna l’inizio di una tragedia, l’inizio di una grande sofferenza. Un ricordo da cui non riuscirò mai a liberarmi, un qualcosa che un giorno racconterò con le lacrime agli occhi, quando i miei figli mi faranno domande sul mio passato».

LA BOMBOLA, L’ESPLOSIONE
Nella lunga lettera a Taranto Buonasera, Monica ricostruisce che cosa ha causato quel maledetto bianco, e le pietre, gli gli oggetti che volano, gli allarmi… «Nel piano ammezzato, esattamente sottostante alla mia abitazione, vivevano dei cingalesi, stranieri che da poco avevano deciso di imboccare la vita lavorativa tarantina. Le loro abitazioni non erano veri e propri appartamenti, sembravano più degli stanzini in cui avevano cucina, bagno e letto insieme. Durante la notte hanno causato una fuoriuscita di gas proveniente dalla bombola della loro cucina, gas talmente potente da aver compromesso, in seguito, le abitazioni di gran parte del palazzo ed ha provocato la morte dell’inquilino (anche lui straniero) che abitava al piano terra.

Un cingalese, cognato del morto, svegliandosi la mattina, si è alzato dal letto accendendosi una sigaretta e boom!, è sobbalzato fuori dall’atrio, causando il crollo del solaio dell’androne portone, piano ammezzato con i vari “stanzini” e bassi piani. Io e mamma abbiamo perso di colpo il terreno da sotto ai piedi, per questo abbiamo fatto una caduta di quattro metri. Lei si è lesionata il ginocchio sinistro e tagliata il braccio sinistro, io mi sono fratturata la caviglia».

COME IN UN FILM
«Scene di un film», dice la signora Serio Sisto. «Sembrava l’inizio della terza guerra mondiale: vigili del fuoco, ambulanze, gente che urlava di evacuare il prima possibile, calcinacci, ammassi di macerie. Immagini indelebili. Io, per fortuna, a caldo, sono riuscita a chiedere aiuto e capire dove fosse mia madre. I soccorsi sono venuti all’istante, ma comunque la gente delle abitazioni soprastanti, non riusciva a fuggire perchè le scale che portavano ai piani bassi non c’erano più. Sembrava dovesse crollare di colpo tutto il palazzo. Mi sentivo in un incubo, volevo svegliarmi ma non ci riuscivo». Nell’abitazione dove si è verificata l’esplosione, dice Maria, sarebbero state ritrovate altre otto bombole nascoste. Per la vittima del crollo è stato proclamato il lutto cittadino, e sono state pagate le spese funebri.

LA CASA NON C’È PIÙ. MA LE BOLLETTE, SÌ
«Siamo buttati tra amici e parenti, senza avere una fissa dimora, e con le tasse di Imu e per la spazzatura da dover pagare. Senza contare le forniture di telefono a cui siamo riuscite a far fronte con i nostri ultimi risparmi, dicendoci che nonostante il crollo dovevamo essere noi a chiedere disdetta delle forniture. Ma se è saltato via tutto? Solo l’Enel si è disattivata in automatico, il resto è tutto da pagare. Anche i contratti di locazione degli appartamenti che affittava mamma nel palazzo, quelli ad oggi ancora camminano, nonostante il palazzo sia inagibile. Non ho parole». Indicativamente, soltanto l’Imu da pagare per delle case che di fatto non esistono più è di 1.800 euro ogni sei mesi.

RICOMINCIARE A VIVERE. MA COME?
«Lo sa il presidente del consiglio, Gentiloni, cosa vuol dire mettersi sempre le stesse cose, rinunciare alle comodità, risparmiare per poter acquistare case per i propri figli? Lo sa il sindaco, Ippazio Stefàno, cosa vuol dire chiedere ad un amica di poter soggiornare da lei per lunghi periodi, senza poter dare nulla in cambio? Ritrovarsi il giorno di Natale a dover fare i conti con se stessi, perchè tutti gli altri anni eri a casa tua beatamente con i famigliari? Lo sanno cosa vuol dire aver sentito di sciacalli che si sono appropriati delle tue cose? Lo sanno cosa vuol dire non dover sentire più gli odori, i profumi della tua casa? Perdere il sorriso e non vedere più la spensieratezza negli occhi di tua madre e tua sorella? No, non lo sanno, e neanche si preoccupano di questo» è lo sfogo di Monica Serio Sisto.

«Non possiamo andare a prendere i nostri averi, riappropriarci dei nostri ricordi che sono ancora chiusi lì dentro, nulla. Il palazzo inagibile, le mille promesse di sindaco e assessori… e nessuno che si muove a farci capire quale sarà la sorte dei nostri mille sacrifici, di quegli appartamenti in cui avevamo intenzione di riporre il nostro futuro e crearci una famiglia».

RICCHI, MA SENZA NULLA
C’è la beffa, oltre al dolore. «Non riusciamo neanche a fare delle domande per disoccupati, perchè il nostro reddito risulta alto poichè gli immobili pesano. Ci avevano promesso un’abitazione comunale, degli affitti pagati dal Comune. Nulla, solo parole!Ci dicono che l’Imu comunque la dobbiamo pagare al 50% ma su quasi tutto il palazzo, risulta una cifra esorbitante.. rischiamo anche che un domani ci tolgano tutto. Non riusciamo neanche a trovare un lavoro come si deve, poichè comunque ci portiamo dietro i problemi fisici e psichici che questa situazione comporta.Quelle poche cosine che riusciamo a fare, non bastano neanche a sfamarci.

A volte credo che lo Stato voglia vederci morire per il solo gusto di vederci stare male. Vedo mia madre, una donna forte, combattere contro la depressione e chiedersi ogni giorno cosa ha fatto di male per ricevere tutto questo?Io le rispondo: “Nulla mamma, vedrai che la situazione si sistemerà”, ma fingo. Quando sono da sola piango, piango perchè non so cosa succederà e se la situazione migliorerà, ma so per certo che qualcuno potrebbe aiutarci e non lo fa. Ed è per questo che lotterò fino alla fine per farmi sentire Sperando, prima o poi, di riuscire a cambiare la situazione».

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