28 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 28 Ottobre 2020 alle 19:53:45

Cronaca

La lettera dell’Antitrust e i cinque “no” di AcciaItalia

Si scatena la bagarre per la vendita del colosso siderurgico


Tutti i rischi dell’operazione
Ilva ricadono sulle autorità italiane.

Lo afferma senza mezzi termini
Gert Jan Koopman, che a nome della
Commissione Europea ha messo in
guardia dal rischio che l’offerta presentata
da Arcelor Mittal possa essere
viziata dalla posizione dominante nel
mercato.
Il venditore, viene spiegato nella lettera
inviata alle autorità italiane, deve
tenere conto del fatto che il vincitore
della gara potrebbe non tenere fede ai
propri impegni se dovesse emergere la
necessità di adottare rimedi significativi.
E il venditore deve tenerne conto
prima di scegliere l’offerta migliore.

La lettera, datata 10 aprile, della
quale TarantoBuonasera è in possesso,
è un chiaro avvertimento rispetto a
quanto potrebbe accadere se l’azienda
siderurgica dovesse essere aggiudicata
a chi sfora i limiti imposti dall’Antitrust
europeo.
Proprio per questo era scesa in campo
Rotschild, cioè l’advisor finanziario
che affianca i commissari dell’Ilva,
chiedendo alle due cordate in campo
di prorogare la validità dell’offerta
presentata per acquisire il colosso
siderurgico. In pratica un tentativo di
rinviare l’aggiudicazione delle offerte
al marzo 2018.
Una richiesta respinta al mittente
da AcciaItalia, vale a dire la cordata
Jindal-Arvedi-Del Vecchio-Cassa Depositi
e Prestiti.

Cinque i punti fondamentali sui quali
AcciaItalia fonda il suo “no”. Il primo:
i commissari Laghi, Gnudi e Carrubba
hanno già dichiarato che sceglieranno
entro il 30 giugno 2017 e pertanto non
c’è motivo per spostare la scadenza. Il
secondo punto è quello che riguarda
le scadenze alle quali la nuova proprietà
dell’Ilva, chiunque essa sia,
dovrà attenersi. Il 31 dicembre 2018
è il termine fissato per le infrazioni
Aia. Ovvio che più tardi si procederà
all’aggiudicazione e meno tempo la
nuova proprietà avrà a disposizione
per ottemperare, rendendo il percorso
molto più difficoltoso anche
in vista di possibili conseguenze
penali e amministrative.

Ma – e siamo
alla terza questione – il business
plan a base dell’offerta è elaborato
sui dati aziendali attuali di Ilva. Lo
slittamento di nove mesi potrebbe
modificare l’assetto dello stabilimento,
soprattutto riguardo all’usura e
al deterioramento degli impianti. Poi
c’è il quarto aspetto, quello forse più
strettamente finanziario: col passare
dei mesi aumentano le perdite e si
fa più problematica la posizione dei
creditori. Infine, AcciaItalia spiega
che non avendo questa cordata alcun
problema con l’Antitrust, non c’è
ragione di far slittare i tempi; anzi,
questa condizione di mercato che non
infrange le norme antimonopolistiche
velocizzerebbe il passaggio alla nuova
proprietà. Fin qui AcciaItalia.
ArceloMittal avrebbe invece accolto
la richiesta di proroga della validità
dell’offerta.

E a proposito della cordata
alla quale partecipano Marcegaglia
e Banca Intesa Sanpaolo, c’è una
informazione interessante che arriva
dal Financial Times del 20 maggio: il
nuovo primo ministro Edouard Philippe
nel 2004 collaborò con lo studio legale
di New York che difese Arcelor nel contenzioso
con Mittal. Se quindi Arcelor
Mittal dovesse rivedere i propri assetti
produttivi a causa delle pressioni
dell’Antitrust, forse non converrebbe
scommettere che ciò possa avvenire
in Francia.
Intanto, in Alitalia sembra replicarsi
lo schema Ilva: prima la nomina dello
stesso commissario, Enrico Laghi. Ora
la scelta dell’advisor finanziario. Chi?
Rotschild, naturalmente.

Enzo Ferrari
Direttore responsabile

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