Cronaca

Il retroscena del blitz: giochi d’acqua e palazzi, il grande business

Costarono circa seicentomila euro


Costarono, circa,
seicentomila euro, in piena
era Di Bello.
Denaro a cui va sommato
quello per la loro rimozione,
finita sotto la lente della
Procura della Repubblica e
della Guardia di Finanza, in
epoca Stefàno.

Sono a loro modo protagonisti
di un pezzo di storia
cittadina, i giochi d’acqua
che i tarantini hanno potuto
“ammirare” dalla ringhiera
di città vecchia. Hanno funzionato
poco, pochissimo.
Praticamente solo in occasione
dell’inaugurazione.
Per più tempo sono stati
visibili, come rottami, prima
di diventare ferro vecchio.
Simbolo di degrado.
Ora sull’appalto per la rimozione
indaga la Finanza,
che partendo dai presunti
lavori bluff in città vecchia
ha scandagliato atti
amministrativi in serie, accendendo
i fari anche sugli
scavi stratigrafi in terreno di interesse archeologico sito
in località “Croce” finalizzati
alla creazione di parcheggi,
oltre che sul restauro e la
riqualificazione di palazzo
Pantaleo, tra i più famosi
dell’Isola.

Sarebbe stata accertata
di fatto la mancata
realizzazione di importanti
opere, nonché l’esecuzione
di interventi di fattura
mediocre se non scadente, rispetto a quanto appaltato.
Per quanto riguarda gli scavi
in località “Croce” e la rimozione
dei giochi d’acqua, per
i finanzieri sono state accertate
irregolari procedure di affidamento in sub-appalto
dei lavori, con un conseguente
illecito incremento
dei prezzi rispetto agli importi
indicati nei contratti
originali.

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