30 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 29 Ottobre 2020 alle 09:13:06

Cronaca

«Ilva, una procedura opaca»

L’affondo di Legambiente. Oggi a mezzogiorno l’incontro Mise-sindacati


«Opaca. Non troviamo
altri aggettivi per
definire la procedura che
porterà alla vendita dell’Ilva
e determinerà il futuro dello
stabilimento siderurgico di
Taranto. Non c’è trasparenza:
la sola cosa che ad oggi si
conosce con certezza è che
i Commissari straordinari
dell’Ilva hanno formulato la
proposta di aggiudicazione in
favore di Am Investco Italy e
che ad essa faranno seguito il
parere del Comitato di Sorveglianza
e la valutazione finale
di competenza del Ministro
dello Sviluppo Economico».

È quanto si legge in una lunga
nota di Legambiente.
«Non si conoscono i Piani
Ambientali presentati dalle
due cordate interessate all’acquisto:
non si conoscono,
quindi, le misure concrete e
i relativi tempi di attuazione
con cui dovrebbero essere
affrontati l’impatto ambientale
dello stabilimento e i
possibili riflessi sulla salute
di cittadini e lavoratori delle
sue attività – afferma Lunetta
Franco presidente di Legambiente
Taranto – Dalla stampa
apprendiamo che per Am Investco
Italy il termine per la
messa a norma degli impianti
sarebbe fissato ad agosto del
2023: un fatto che, se confermato,
sarebbe semplicemente
assurdo considerato che si
colloca a oltre dieci anni dalla
concessione dell’A.I.A. all’Ilva
nell’ottobre del 2012 e che
da esso ci separano oltre sei
anni».

Non si conoscono i Piani Industriali,
se non per quanto
ogni cordata ha ritenuto di
far sapere: non si conoscono
quindi le effettive ricadute
in termini di occupazione
e di eventuale utilizzo di
tecnologie innovative per la
produzione di acciaio. «Di
fronte alle cifre che circolano
e che ipotizzano per Am
Investco Italy una crescita
di produzione fino a quasi
10 milioni di tonnellate di
acciaio di cui 8 derivanti da
utilizzo degli impianti tarantini
a ciclo integrale (il resto
da semilavorati provenienti
da altre fabbriche della ArcelorMittal),
vogliamo ricordare
a tutti che la valutazione del
danno sanitario prodotta a
suo tempo da Arpa Puglia
considera che pur in presenza
della completa attuazione
dell’attuale Aia con gli attuali
impianti rimarrebbe comunque
un persistere di rischi
per la salute dei tarantini».

Continua Legambiente: «Non
si conosce nemmeno la destinazione
concreta e dettagliata
del miliardo e cento milioni
di euro rivenienti dal patteggiamento
di un membro della
famiglia Riva una volta che,
effettivamente, vengano trasferiti
nelle disponibilità dei
Commissari straordinari Ilva.
E non possiamo che chiedercene
il motivo: i Commissari non
ci hanno ancora pensato? Si
continua da mesi a procedere
“al buio” senza che in nessun
modo sia possibile dare risposte
anche approssimative
alle domande ovvie che sono
nella mente di ogni tarantino,
di ogni lavoratore del
siderurgico. Quando verranno
attuati gli interventi necessari
per abbattere le emissioni
inquinanti dello stabilimento
di Taranto? Quando verranno
coperti i parchi minerali?
Quando si metterà sotto
controllo il benzoapirene e
tutto ciò che fuoriesce dalle
cokerie? Quando si comincerà
a restituire ai cittadini di Taranto
e ai lavoratori dellì’Ilva
la speranza di poter vivere in
una città, o lavorare in una
fabbrica, in cui gli eccessi
di mortalità e malattie siano
solo un ricordo del passato?

Siamo da troppo tempo di
fronte alla mancata attuazione
degli interventi previsti
dall’Aia Ilva e la situazione è
destinata a non fare un solo
passo in avanti fino a quando
non verrà portata a termine
la procedura di vendita dello
stabilimento, resi verificabili
e quindi esigibili impegni e
scadenze, rimosso lo stato
di limbo che viene utilizzato
per giustificare il “non fare”,
rimandando ad un indefinito
dopo interventi indispensabili
per garantire salute e
ambiente. Dopo l’adozione
del decreto del Ministro dello
sviluppo economico con
il quale sarà individuato il
nuovo proprietario dell’Ilva
quest’ultimo dovrà presentare
domanda di autorizzazione
dei nuovi interventi e di modifica
del Piano ambientale in
vigore.

La domanda sarà resa
disponibile per la consultazione
del pubblico sul sito del
Ministero dell’ambiente per
un periodo di trenta giorni,
ai fini dell’acquisizione di
eventuali osservazioni. Allora,
finalmente, si potrà sapere
come stanno, davvero, le
cose ed esprimersi sulla base
di dati concreti. Noi, come
sempre, lo faremo, facendo i
conti con i tempi strettissimi
che vengono concessi: se i
Piani Ambientali delle due
cordate interessate all’acquisto
dell’Ilva fossero stati resi
noti avremmo già potuto, da
tempo, valutarli approfonditamente
e predisporre le
nostre proposte di modifica
da sottoporre al Comitato di
esperti che dovrà approvarne
la versione definitiva».
«Oggi esprimiamo una grande
preoccupazione per quanto
apprendiamo dagli organi di
informazione sia per i tempi
per la messa a norma degli
impianti che per la capacità
produttiva di cui si parla “
conclude la presidente di
Legambiente Taranto “unita
all’impressione che la tanto
sbandierata priorità delle
questioni ambientali abbia
ceduto il passo, nella valutazione
dei Commissari, al mero
valore monetario delle offerte
d’acquisto» si legge ancora nal
documento.

«Certo fa rabbrividire l’indifferenza
di un potere che si
trincera dietro la complessità
delle procedure e pretende
fiducia nel suo operato a
priori, senza spiegare nulla a
nessuno, se non – forse – ai
pochi “fortunati” che abbiano
accesso alle sue stanze».

Oggi a mezzogiorno intanto
l’incontro tra il Ministero
dello Sviluppo ed i sindacati
a Roma.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche