Cronaca

Ambiente ed esuberi: i dubbi su Am Investco

La relazione tecnica sulle due offerte per l’acquisto di Ilva


Su cosa hanno
basato le loro valutazioni
i commissari dell’Ilva che
hanno che hanno indicato al
governo come migliore offerta
quella di Am Investco, cioè
Arcelor Mittal? A giudicare
dalle considerazioni svolte
sul piano industriale e quello
ambientale risulta evidente
come il fattore decisivo sia
stato il prezzo offerto, migliore
rispetto a quello di
AcciaItalia.

Partiamo dal piano industriale.

Uno dei punto più interessanti
rifuarda il destino dell’Afo
2, la cui fine produzione è
prevista per il 2018. Per il
suo rifacimento servono 115
milioni di investimenti.
Sul punto, l’analisi elaborata
dsi tecnici incaricati dai
commissari scrivono che gli
investimenti di Am Investco
non sono evidenziati e che
«non compare un investimento
per life extension
(15-20milioni)».

«La mancanza di AFO2 – è
scritto nell’analisi tecnica –
genera una lacuna produttiva
di 2Mt/anno fino alla riapertura
di AFO5. Per AFO2 è previsto
un investimento minimo
per il solo rifacimento delle
caldaie che non è sufficiente
a tenerlo in esercizio. L’intervento
su AFO2 non appare
presente in modo esplicito
e la mancata previsione di
intervento è coerente con il
fatto che nel 2018 si indichi
una produzione di 6Mt/anno
che non sarebbe compatibile
con la fermata di AFO2». Non
vengono inoltre indicate risorse
per l’installazione dei
forni siviera delle acciaierie,
per il cui intervento servirebbero
60 milioni.

«Tale scenario – si legge nell’analisi
– non è compatibile con
i livelli di produzione di acciai
di elevata qualità indicati
nel piano presso il sito di
Taranto. Un aspetto che viene
ribadito: «Sulla base degli
investimenti tecnici proposti
dall’investitore la tipologia di
acciai ad alto valore aggiunto
(es. industria automobilistica)
è una linea di sviluppo
innovativa ma non sostenibile
e non coerente in quanto non
sono indicati gli investimenti
tecnici necessari per le acciaierie
(es. forni siviera)».
Alla proposta di Am Investco
si imputa inoltre di non
«dedicare alcuna attenzione
all’interazione tra aspetti
ambientali e gestione logistica
delle bramme che devono
arrivare a Taranto in assenza
dell’acciaio prodotto internamente».

«Le tecnologie proposte per
garantire un corretto margine
di rispetto delle emissioni
di specie inquinanti e di
gas serra fanno riferimento
a soluzioni non consolidate
(in fase di realizzazione di
impianti pilota o allo stadio
di predisposizione del progetto
industriale) o con spesa
energetica elevata». E ancora:
«L’attenzione delle tecnologie
proposte è prevalentemente
focalizzata sull’abbattimento
dell’emissione della CO2,
che rappresenta un aspetto
importante ma che non ha
effetto sulla diminuzione di
gran parte dei fattori inquinanti
pericolosi e di allarme
sanitario/sociale derivanti
dall’uso del carbone».

Poi ci sono gli aspetti che
riguardano il personale. In
particolare, «l’assenza di investimenti
per il rifacimento
di AFO2 causa la mancata
produzione di 1,85-2Mt/anno
di ghisa presso Taranto. La
differenza tra produzione
dichiarata e lo scenario descritto
determina l’esigenza
di bramme e coils da terzi.
Considerato che il parametro
di riferimento occupazionale
corrisponde a circa 1.000
persone per ogni milione di
acciaio liquido prodotto, se
si confronta tale dato con il
livello produttivo risultante
dal piano degli investimenti
tra il 2018 e il 2023 (riapertura
AFO5) l’assenza di AFO2
comporta un esubero di circa
2.000 persone in ILVA Taranto
rispetto a quanto indicato dal
piano proposto».

«Dall’analisi degli investimenti
tecnici – è scritto ancora
nella relazione – emerge che
AFO1 verrà ricostruito con un
CAPEX previsto della durata
di tre anni ed è dimensionato
per 45M che non sembra
coerente con il rifacimento
dello stesso con conseguente
ulteriore riduzione della forza
lavoro tra 1800 e 2000 persone».
Non solo: «Il sottoutilizzo
dei tubifici per i mancati
investimenti sulle acciaierie
può concorrere a compromettere
ulteriormente il livello
occupazionale indicato».

(1 – continua)

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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