23 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 23 Aprile 2021 alle 12:23:14

Cronaca

ILVA & veleni tra pecore e telefonate


TARANTO – L’attesa per il verdetto, decisivo, del Riesame. E quella per gli sviluppi – tutti da decifrare – della vicenda che ruota attorno alle parole di Girolamo Archinà, ormai ex pr dell’Ilva. Le sue telefonate, intercettate nell’ambito di un’altra inchiesta, stanno ‘rubando la scena’ alla cruciale decisione del Riesame sul sequestro dell’area a caldo dello stabilimento, nei giorni che si annunciano come i più importanti sul caso llva. Andando con ordine, la settimana che si è aperta oggi è quella del verdetto sui sigilli e gli arresti. Provvedimenti inseriti nel contesto dell’inchiesta per disastro ambientale, condotta da un pool di magistrati guidati dal procuratore capo Franco Sebastio, che trae le mosse dal caso della diossina nelle pecore che pascolavano nei pressi dello stabilimento e che ha portato agli arresti domiciliari gli ex presidenti Emilio e Nicola Riva oltre a sei dirigenti dello stabilimento di Taranto.

Provvendimenti, firmati dal gip Patrizia Todisco, al vaglio del collegio presieduto da Antonio Morelli, a latere Alessandra Romano e Benedetto Ruberto. Le decisioni sulla conferma o meno del sequestro e degli arresti sono attese a stretto giro, con ogni probabilità entro mercoledì. L’Ilva ha presentato, tramite i suoi legali, due ‘controperizie’ con le quali si risponde alle accuse dei periti del gip.

L’ILVA: NESSUNA VIOLAZIONE “Lo stabilimento esercisce nel pieno e indiscusso rispetto di una legittima Autorizzazione integrata ambientale emessa nell’agosto 2011. Quanto al passato l’Ilva ha sempre esercitato entro i limiti di regimi autorizzatori. Il rispetto dei limiti di emissione costituisce una realtà mai smentita, neppure in relazione al lontano passato. Non occorrerà rammentare quale fosse lo stato dello stabilimento sotto il profilo ambientale sotto la gestione pubblica”. E’ la linea portata avanti dagli avvocati nell’udienza in sede di Riesame, tra venerdì e sabato. “Non vi è alcun eccesso di mortalità per leucemie, per tumori linfoemopoietici, per tutti i tumori nei bambini da 0 a 14 anni a Taranto. La mortalità per tumori nei bambini a Taranto e Statte nel periodo più recente (2003-2006-2008) è quella attesa rispetto al riferimento regionale Puglia”. Mentre “gli effetti a lungo termine riferiti ai lavoratori se reali, riguardano soggetti con pregresso impiego in siderurgia nel periodo 1974-1997 e sono quindi da attribuire alla gestione pubblica” si legge nelle carte della difesa.

LE INTERCETTAZIONI La risposta, per così dire, della Procura è nelle intercettazioni telefoniche il cui contenuto si è diffuso dal pomeriggio di sabato. Intercettazioni nate nel contesto di un’altra inchiesta, che ora è unificata a quella ‘principale’. Al telefono c’è Girolamo Archinà. Addetto alle pubbliche relazioni dell’Ilva, sabato sera è stato licenziato dal presidente Ferrante, “dopo quanto emerso nel corso del procedimento di Riesame”, come spieda una nota dell’azienda. Archinà è indagato per corruzione in atti giudiziari insieme il vice presidente del gruppo Riva, Fabio Riva, l’ex direttore dello stabilimento Ilva di Taranto, Luigi Capogrosso (ai domiciliari per l’inchiesta principale) ed al prof. Lorenzo Liberti, a cui Archinà avrebbe consegnato diecimila euro nel retro di una stazione di servizio dell’autostrada per Bari, quando Liberti faceva parte del gruppo di consulenti nominato dalla Procura. Il pm titolare di questo procedimento, il dottor Remo Epifani, nel marzo scorso ha chiesto e ottenuto dal gip Giuseppe Tommasino altri sei mesi di tempo per indagare ma quel fascicolo è confluito in quello principale. Agli atti ci sarebbero conversazioni in cui Archinà direbbe cose tipo “la stampa dobbiamo pagarla tutta” e “agli ispettori dobbiamo legargli il culo alla sedia”, oltre a telefonate con il numero uno dell’Arpa, Giorgio Assennato, quasi ‘rimproverato’ dal pr Ilva: “Ci complica sempre la vita, porca miseria!”.

IL “CASO CLINI” Il ministro Clini “non si è mai occupato della Autorizzazione integrata ambientale dell’Ilva” “né ha mai avuto rapporti con la dirigenza Ilva” in merito. Le “insinuazioni” sono state segnalate al Capo dello Stato e al ministro della Giustizia. Così il ministro, in merito a un’intercettazione riportata da La Gazzetta del Mezzogiorno in cui proprio il manager dell’Ilva Archinà avrebbe detto dell’allora direttore generale del ministero dell’Ambiente “Clini è un uomo nostro”. Sulla vicenda è intervenuta la stessa Procura di Taranto, smentendo che il nome dell’attuale ministro sia contenuto in alcuna intercettazione. Ma La Gazzetta del Mezzogiorno ha ribadito il contrario. Una sorta di giallo, mentre – stando a quanto trapela dal palazzo di via Marche – dalle intercettazioni emergerebbero contatti tra l’azienda e politici, sindacati, giornalisti, alti prelati.

LA GRANDE ATTESA Dalle pecore alla diossina alle intercettazioni: è il lungo cammino percorso dall’inchiesta (anzi, dalle inchieste) sull’Ilva di Taranto e sull’inquinamento. Un cammino giunto al bivio più delicato ed atteso, quello del verdetto del tribunale del Riesame dopo i clamorosi provvedimenti di sequestro senza facoltà d’uso di sei impianti dell’area a caldo e degli arresti di alti dirigenti. Ad attendere, preoccupati, sono i lavoratori dello stabilimento, la più grande fabbrica siderurgica d’Europa, che nei giorni successivi al sequestro disposto dal gip Todisco avevano manifestato con scioperi e blocchi stradali, sino alla recente manifestazione che ha portato a Taranto i leader nazionali dei sindacati confederali di Cgil, Cisl e Uil. Non solo tra i due mari, ma in tutta Italia c’è il fiato sospeso per una decisione fondamentale per l’intero Paese.

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