01 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 01 Agosto 2021 alle 22:53:00

Cronaca

Ambiente, Jindal batte Arcelor

I piani presentati dalle due cordate: ecco le principali differenze


La valutazione dei
tecnici incaricati dai commissari
Ilva di esaminare le
proposte delle due cordate
sembrava far pendere il piatto
della bilancia dalla parte di
AcciaItalia (Jindal-ArvediCassa
Depositi e Prestiti-Del
Vecchio).

La designazione
finale in favore di AM Investco
(Arcelor-Mittal-Marcegaglia
– Intesa Sanpaolo) ha evidentemente
subìto il peso dell’offerta
economica rispetto al
piano industriale e a quello
ambientale.
Se infatti nel piano industriale
i tecnici incaricati dai
commissari hanno sottolineato
alcune criticità, come
l’ipotesi di circa quattromila
esuberi, anche nell’analisi del
piano ambientale l’impegno di
Arcelor Mittal non sembra particolarmente
entusiasmante.

Nella sintesi dei piani presentati
dalle due cordate infatti,
emerge infatti che: «La sostenibilità
del piano ambientale
di AM Investco, alla luce del
piano industriale presentato,
coincide solamente con i
criteri minimi riportati nel
parere del Ministero dell’Ambiente
senza altri interventi
migliorativi (presenti invece
nel piano di AcciaItalia)».
La differenza è innanzitutto
nei tempi di realizzazione
degli interventi e nell’impegno
finanziario che ciascuna
cordata ha messo imn conto di
dover sostenere. Per AmInvestco,
infatti, i tecnici dei commissari
scrivono: «Il termine
effettivo di completamento di
tutte le prescrizioni previsto
è il 23 agosto 2023 cioè il
termine ultimo dell’AIA 2012.

Le variazioni rispetto al DPCM
2014 sono enunciate senza
elementi utili per l’effettiva
futura progettazione.
La conoscenza dei titoli autorizzativi necessari all’esercizio
degli impianti è nulla».
Uno dei nodi è la copertura
dei parchi primari. Il piano di
Am Investco prevede la loro
copertura entro il 23 agosto
2023 e il «tempo previsto da
Ilva per il completamento
del progetto già autorizzato
e adottato da AM Investco è
di 24 mesi».
Tempi molto più lunghi rispetto
a quelli proposti da
AcciaItalia che invece prevedono
il completamento di
tutte le prescrizioni (tranne
il revamping di Afo 5) entro
il 31 dicembre 2012, con due
anni di anticipo rispetto alla
cordata concorrente.

La valutazione
dei tecnici sembra
non lasciare spazio a dubbi
di sorta nel confronto tra le
due proposte: «La sostenibilità
del piano ambientale
di AcciaItalia, alla luce del
piano industriale presentato,
è sostanzialmente migliorativa
rispetto ai criteri minimi
riportati nel parere del Ministero
dell’Ambiente». Inoltre,
rispetto ad Am Investco,
AcciaItalia dimostra «una
dettagliata conoscenza dei
titoli autorizzativi necessari
all’esercizio degli impianti».
La differenza è anche nell’impegno
finanziario in salute,
sicurezza e ambiente. Per la
cordata guidata da Arcelor
Mittal l’impegno previsto è
di 25 milioni di euro contro i
150 di AcciaItalia. Inoltre per
la cordata di Jindal sarebbvero
previsti «interventi eventualmente
da aggiungere al piano
ambientale quali: demolizione
agglomerato 1, investimenti
in Taranto Energia».

Infine, nel piano industriale di
AcciaItalia «è prevista la realizzazione
di un sistema ibrido
(con preridotto alimentato a
gas naturale e forni elettrici)
volto ad aumentare la capacità
produttiva nel 2025 fino a
10 milioni di t/anno di acciaio
liquido: 6 milioni t/anno con
ciclo integrale e 4 milioni di
t/anno con preridotto e forni
elettrici). L’utilizzo del preridotto
è reso sostenibile anche
attraverso la carica calda e l’
aggiunta di ghisa in forno, che
limitano l’effetto delle oscillazioni
del gas naturale e il
consumo energetico. L’utilizzo
del sistema ibrido consente di
limitare l’impatto ambientale
dell’incremento di produzione
di acciaio liquido da 6 milioni
di t/anno a 10 milioni di t/
anno a valle della realizzazione
delle prescrizioni ambientali
(31 dicembre 2021),
poiché non richiede l’utilizzo
di carbone. Inoltre l’impatto
ambientale del ciclo integrato,
in base a quanto riportato
nel piano industriale, è ulteriormente
ridotto rispetto ai
requisiti minimi del parere del
Ministero» mediante interventi
che prevedobno, fra l’altro
una limitazione «dell’utilizzo
di una frazione significativa
polverino di coke (PCI) mediante
l’utilizzo di gas naturale
negli altoforni, secondo
una tecnologia molto ben
consolidata, con una sostanziale
riduzione dell’emissione
di polveri e della produzione
di scorie dall’altoforno».

(2 – fine)

La prima parte è leggibile qui.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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