14 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Aprile 2021 alle 15:33:31

Cronaca

Parchi minerali Ilva, passi indietro

Dura presa di posizione di Legambiente: così noi non ci stiamo


“Evidentemente non
interessa a nessuno la polvere
che ricopre i balconi, imbratta
i palazzi e annerisce i polmoni
dei cittadini di Taranto” è l’amara
considerazione di Lunetta
Franco, presidente di Legambiente
Taranto.

“Non interessa
a nessuno il rumore provocato
dai fog cannon che – specie
d’estate – rende difficile e a
volte impossibile il sonno per
chi abita a ridosso del siderurgico.
Non interessano a nessuno
i wind days in cui ai cittadini
del quartiere Tamburi di Taranto
si consiglia di restare a casa in
una sorta di arresti domiciliari
causati dal grave delitto di abitare
vicino all’Ilva.

Solo così si
spiega come sia possibile, per la
cordata formata da ArcelorMittal
e Marcegaglia, supportata
da Banca Intesa, indicare che
la copertura dei Parchi minerali
avverrà entro l’agosto del 2023,
secondo quanto riportato nei
report Ilva resi noti da molti organi
d’informazione”. “Una data
del tutto priva di giustificazioni
tecniche considerato che, come
è indicato nello stesso report
… secondo il cronoprogramma
Ilva l’attività comporta una
tempistica pari a 24 mesi …
in quanto tutti i permessi sono
già stati acquisiti. Una data del
tutto fuori dal mondo considerato
che il gruppo concorrente
Acciaitalia provvederebbe alla copertura dei parchi primari
con la realizzazione di 4 moduli
indicando che il primo sarà
pronto entro il 2018 mentre i
restanti tre saranno ultimati
entro il 2021” aggiunge Stefano
Ciafani, direttore nazionale di
Legambiente “si vuole evidentemente
rinviare il più possibile
uno degli interventi più onerosi
previsti dal Piano Ambientale,
allontanarlo nel tempo e
confinarlo nel futuro remoto.
Peccato che nel frattempo ci
vada di mezzo la salute, oltre
che la pazienza e il portafoglio,
dei cittadini di Taranto.

”Ma le “stranezze” non si fermano
qui. Nei report Ilva abbiamo
letto con stupore che si prevede
di concludere nel corso del 2021
gli interventi di confinamento
con barriere frangivento dei
parchi minori delle materie
prime – nonostante l’intervento
di confinamento possa essere
effettuato con tempistiche
contenute – e che si intende
adempiere ad altre prescrizioni
fondamentali (quali la separazione
e trattamento delle acque
meteoriche in area a caldo e
in area parchi maggiori o l’installazione
di sistema proven o
equivalenti presso la batteria
12) e terminare l’attuazione di
tutte le prescrizioni ambientali
entro il 23 agosto 2023. Abbiamo
letto con rabbia che gli
interventi sulle cokerie – uno
degli impianti maggiormente
inquinanti – si limiterebbero
al minimo indispensabile e
che le tecnologie proposte per
garantire un corretto margine
di rispetto delle emissioni di
specie inquinanti e di gas serra
fanno riferimento a soluzioni
non consolidate (impianti pilota
in fase di realizzazione o
allo stadio di predisposizione
del progetto industriale) con
un’attenzione prevalentemente
focalizzata sull’abbattimento
dell’emissione di CO2
.

E tutto
questo comunque a fronte di
migliaia di occupati in meno.
“Altro che tenere insieme il
diritto alla salute e il diritto
al lavoro, altro che priorità
delle questioni ambientali:
qui si considera solo il diritto
dei creditori dell’Ilva, in primo
luogo quelli privilegiati tra cui
le banche, ad avere indietro i
loro soldi” concludono Stefano
Ciafani e Lunetta Franco “Così
non va”.

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