25 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 25 Ottobre 2020 alle 16:22:59

Cronaca

Tangenti alla Marina Militare, raccomandato da un ammiraglio

I retroscena dell’inchiesta che ha portato all’arresto di altri 4 imprenditori


Raccomandato da un ammiraglio di Roma. Un alto ufficiale della Marina militare avrebbe telefonato all’allora direttore di Maricommi, il capitano di vascello Giovanni Di Guardo, per annunciargli che l’imprenditore Giuseppe Musciacchio (arrestato insieme a Vincenzo Calabrese, Gaetano Abbate e Pio Mantovani su ordine del gip Pompeo Carriere) sarebbe andato a trovarlo in ufficio.

E’ tra i particolari emersi dalle indagini coordinate dal pm Maurizio Carbone che hanno scoperto il vaso di Pandora sulle tangenti in Marina. Contro Musciacchio i contenuti di intercettazioni telefoniche ambientali ma anche le dichiarazioni di Di Guardo e di altri due imprenditori coinvolti nell’inchiesta. Per l’accusa dopo le prime consegne di denaro di Musciacchio al factotum Martire e dopo l’assegnazione solo di un paio di commesse e la conseguente insoddisfazione dell’imprenditore, si era deciso di tenerlo buono e di inserirlo a pieno titolo nel giro degli imprenditori “amici” che facevano parte dell’organizzazione.

Per l’accusa anche Vincenzo Calabrese sarebbe stato una delle persone che facevano parte della ristretta cerchia di imprenditori “fidati”, amici di Di Guardo che si recavano spesso a casa del capitano di vascello “per discutere in maniera dettagliata della pianificazione delle future attività illecite”. Le intercettazioni ambientali fanno emergere lunghe conversazioni nella villetta di Di Guardo durante le quali l’allora direttore di Maricommi e l’imprenditore di Talsano “discutono disinvoltamente di numerosi progetti, concordano le modalità con cui “pilotare” gli appalti da assegnare e con cui coinvolgere anche altri imprenditori o figure professionali di cui vi può essere bisogno”.

Durante un dialogo del 26 luglio del 2016 tra Di Guardo e la sua compagna una volta andato via Calabrese dalla villa il capitano di vascello afferma: ”se entro in affari con questo…a parte questo qui, Calabrese, che abbiamo messo stasera in pista…coi fogli di carta…entro la fine dell’anno sono trentamila euro”. Per ciò che riguarda la posizione di Gaetano Abbate viene fatto riferimento ad un unico episodio, quello della consegna della tangente da 10mila euro avvenuta in parte il 28 giugno del 2016 (e con saldo versato il giorno successivo) tramite Martire nella villetta di Di Guardo.

L’imprenditore essendo in forte ritardo nella consegna del vestiario che era oggetto dell’appalto, diede la somma per evitare che l’allora direttore di Maricommi attivasse la polizza fideiussoria il che avrebbe significato per lui conseguenze sul piano procedurale che economico. Dalle dichiarazioni di Di Guardo emerge però che il capitano di vascello “non aveva inserito stabilmente Abbate nel giro degli imprenditori amici (visto che i rapporti con Abbate li aveva curati esclusivamente Martire, solo in quella particolare occasione) ma anzi aveva dei motivi di recriminazione e di avversione nei riguardi dello stesso Abbate”.

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