18 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Aprile 2021 alle 17:24:06

Cronaca

Ritardi nelle bonifiche, il Comune paga i danni

Via libera della Giunta ad una transazione da 320mila euro


La ditta sospende i lavori di bonifica ai Tamburi
e chiede al Comune il risarcimento
dei danni.

Si è chiuso con una transazione
da 320mila euro il lungo
braccio di ferro tra l’Amministrazione
comunale e l’impresa
vincitrice dell’appalto per
la realizzazione del “progetto
coordinato per il risanamento
del Quartiere Tamburi – Lavori
di bonifica dei suoli per annullare
il rischio saniatario
– Sottoprogetto 4”. Nei giorni
scorsi, infatti, la Giunta comunale
ha dato il via libera
alla proposta di transazione.
Il contratto tra il Comune e
la ditta è stato stipulato il
3 febbraio del 2015 per un
progetto dell’importo complessivo
di circa 2 milioni di
euro.

Dopo appena otto mesi,
però, l’impresa ha deciso di
sospendere i lavori perchè
«non possono procedere con
la necessaria continuità e
regolarità – è scritto nel verbale
redatto dal direttore dei
lavori – in quanto necessitano
di una ricognizione generale
che indichi con precisione,
attraverso la redazione di
un elaborato catastale, i
proprietari privati o enti
delle particelle intercluse
nei complessi abitativi e
successiva nuova rideterminazione
puntale delle singole
lavorazioni da computare a
misura, che dovranno trovare
riscontro nella redazione di
una perizia di variante, nel
rispetto tecnico economico
del contratto».

Due mesi più tardi (dicembre
2015) la ditta esecutrice
degli interventi di bonifica
ha formulato anche «riserve
sul registro di contabilità, in
occasione del 2° saldo, per
un ammontare complessivo
di circa 430mila euro».
Dieci mesi dopo la sospensione
dei lavori (18 agosto
2016) l’impresa ha trasmesso
al Comune una diffida «affinchè
i lavori vengano ripresi,
essendo cessate le cause che
ne avevano determinato la
sospensione del 15 ottobre
2015, in considerazione anche
della sottoscrizione della
perizia di variante suppletiva
del 27 aprile 2016».

Nel frattempo,
però, il Rup (responsabile
unico del procedimento)
ha giudicato quella variante
«inammissibile» ritenendo
necessario disporre «la ripresa
immediata dei lavori,
secondo quanto previsto dal
contratto, nelle aree di proprietà
pubblica che risultavano
accessibili e cantierabili».
Ma le bonifiche non sono
riprese, anzi. La ditta esecutrice
ha inviato al Comune
una serie di contestazioni
chiedendo danni per circa 1
milione 400mila euro: «danni
ex articolo 160, commi 1 e 2,
per circa 153mila euro; danni
ex art. 160 comma 3, per circa
538mila euro; maggiori oneri
e costi per lavori a corpo e
costi della sicurezza per circa
280mila euro; perdita chance,
danno curriculare, danno per
inadempimento contrattuale
e danno all’immagine della
ditta, stimati in misura non
inferiore del 10% del valore
del contratto; riserve sul 2°
saldo per circa 430mila euro;
ulteriori importi: in caso di
risoluzione del contratto,
all’appaltatore deve essere
riconosciuto il 10% dei lavori
non eseguiti, fino a 4/5
dell’importo del contratto».

La vicenda si è conclusa lo
scorso 23 maggio, quando la
Giunta comunale ha approvato
la transazione da 320mila
euro (in precedenza accettata
dal rappresentante della ditta)
proposta «al solo fine di
evitare all’Amministrazione
l’alea di un eventuale contenzioso,
a tacitazione definitiva
di ogni e qualsiasi pretesa».

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