29 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 29 Luglio 2021 alle 21:59:00

Cronaca

Il futuro di Taranto? Bisogna puntare sull’agro-industria


TARANTO – Recentemente in città per un incontro con gli imprenditori locali e pugliesi ai quali ha illustrato le opportunità e le strategie dell’Unione Europea in favore del settore agro-alimentare, abbiamo approfittato della presenza di Paolo De Castro, Presidente della commissione europea per l’Agricoltura, per rivolgergli alcune domande e, chiedergli qualche consiglio. Soprattutto in un momento di crisi economica e sociale come quella che la città dei due mari sta vivendo ultimamente, segnata dalla doppia sfida lanciata dagli attacchi dei mercati internazionali da un lato, e dalla messa in discussione della più grande acciaieria d’Europa, l’Ilva, e delle migliaia di posti di lavoro a rischio, dall’altro. A margine della riunione, organizzata da Antonello Pugliese ed Emanuele Papalia, l’on. De Castro ci ha concesso una intervista. Allora, Presidente, in questi tempi di incertezza, tra la crisi globale e quella locale legata soprattutto al rischio di chiusura dell’Ilva ed alla perdita di migliaia di posti di lavoro, c’è chi ipotizza soluzioni alternative di sviluppo.

E’ evidente che si tratta di ipotesi a lungo termine, ma l’agricoltura potrebbe essere una di queste? “L’agricoltura e l’agro-industria rappresentano una opportunità vera di sviluppo e di crescita per i nostri territori, ovviamente da pianificare nel tempo e con le giuste modalità. Ma il settore dell’agro-alimentare, dati alla mano, è l’unico che ha mostrato numeri in controtendenza rispetto alla crisi di questi ultimi anni”. Si riferisce certamente all’export. “Sì, ma non solo. E’ vero, l’export è cresciuto più che in altri settori, a dimostrazione della bontà delle nostre produzioni. Ma è cresciuta anche l’occupazione”. Eppure si dice che la nostra agricoltura è una agricoltura di serie B. “Lo sento anch’io, soprattutto in Italia, perché vi posso assicurare che fuori siamo molto apprezzati, ed anzi, temuti. Noi abbiamo delle produzioni di qualità di grandissimo livello. Solo che oggi non basta avere la migliore uva o il miglior olio, bisogna saperlo commercializzare. E gli altri, in questo, sono più bravi di noi”. Quindi secondo lei basterebbe investire nella commercializzazione dei prodotti per diventare ancora più competitivi? “Oggi il prodotto rappresenta il 50 percento del successo; l’altro 50 percento è la commercializzazione, che ovviamente ha un costo, ma l’Europa in questo è in grado di dare una grossa mano”. Cioè ci sono i soldi? “Appunto, e stiamo parlando di circa 100 milioni di euro solo per la commercializzazione. Agli imprenditori del settore dico sempre: mettetevi insieme e presentate progetti per la commercializzazione dei vostri prodotti di qualità, perché su questo l’Europa vi aiuta”. E poi, abbiamo un presidente italiano alla commissione europea, tra l’altro appena riconfermato per la seconda parte del mandato. “Questo è meno importante. E’ evidente che io mi batto per il mio paese e per la mia terra, l’area Jonico-salentina, ma sono gli imprenditori che devono presentare i progetti, sapendo che hanno la fortuna di avere un prodotto di qualità”.

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