29 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 29 Novembre 2020 alle 08:31:58

Cronaca

Esecuzione penale, Taranto fa giurisprudenza

L'intervento dell'avvocato Lamanna


La Procura della
Repubblica del Tribunale di
Taranto quale giudice dell’esecuzione,
in accoglimento
di un ricorso presentato dagli
avvocati Fabrizio Lamanna e
Manuela Stallo, ha sospeso
nei confronti di un condannato
ad una pena definitiva
di quattro anni di reclusione
l’esecuzione della pena anche
se superiore nel residuo di tre
anni, inviando al competente
Tribunale di Sorveglianza la
valutazione della concedibilità
della misura alternativa
alla detenzione dell’affidamento
in prova ai servizi
sociali.

“Si tratta di un provvedimento
del tutto inedito, in
sintonia con alcuni primi
timidi orientamenti giurisprudenziali
puntualmente
richiamati dal sottoscritto e
dalla collega – dice l’avvocato
Lamanna – precursore di
importanti statuizioni della
Corte Costituzionale che ancora
non si è espressa in materia. Accade che, nonostante
l’innalzamento del tetto di
pena dai tre ai quattro anni di
reclusione per l’affidamento
in prova ai servizi sociali,
il Legislatore non ha provveduto
contestualmente ad
adeguare il limite previsto dal
V comma dell’art. 656 c.p.p.
che ancora oggi prevede l’esecuzione
in carcere di tutte
quelle condanne superiori di
tre anni, anche se inferiori
ai quattro.

Assistiamo ad una antipatica
scollatura legislativa che,
sino ad oggi, ha comportato
l’applicazione di un modello
“Sliiding Doors” nei confronti
di tutti coloro che, pur
meritevoli di un affidamento
in prova ai servizi sociali, si
vedono, anche per un solo
giorno, schiudere le porte del
carcere – prosegue il legaleburocrazia
inutile, sovraffollamento
carcerario, gogna
mediatica, inutili relazioni
comportamentali ad opera di
quei pochi educatori sociali
presenti in Istituto, etc. etc.
Sebbene, quindi, la legge non
ha contestualmente modificato
l’art. 656, V comma del
c.p.p., la Procura di Taranto
ritiene, condividendo quel
richiamato orientamento di
legittimità, che nuovo limite
previsto per la sospensione
della esecuzione della pena
debba ritenersi che sia quello
della pena anche residua non
superiore ai quattro anni,
quando la sospensione sia,
però, in correlazione con
una istanza di affidamento in
prova ai servizi sociali.

Un’interpretazione evolutiva di una norma che, in mancanza
del dato formale di una
sua esplicita modifica, che
auspichiamo avvenga quanto
prima ad opera della Corte
Costituzionale, consenta di
evitare il carcere a tutti coloro
che rientrano in siffatte
ipotesi. Questa discrasia che
si registra tra il limite per
l’ottenimento dell’affidamento
in prova ai servizi sociali
elevato ai quattro anni, ex.
art. 47 comma 3 bis O.P. e
quello dell’art. 656, V comma
c.p.p. riguardante la sospensione
dell’esecuzione rimasto
fermo ai tre anni – conclude
l’avvocato Lamanna – va risolta
necessariamente nel
senso che il limite dei tre anni
non possa mai pregiudicare il
diritto riconosciuto dall’art.
47 comma 3 bis O.P. anche al
soggetto libero, se non nelle
eccezioni apprezzabili secondo
criteri rigorosamente
tassativi e secondo il dato
letterale non suscettibile di
analoghe malam partem”.

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