Cronaca

L’errore degli sconfitti

Taranto al voto, l'analisi


C’è un grave errore che alcuni
schieramenti non arrivati
al ballottaggio stanno
commettendo: attribuire la
propria sconfitta a ignoranza
e menefreghismo degli
elettori, compravendita dei
voti, condizionamenti dei
poteri forti e tutto l’armamentario
utile a tenere lontane
da sé le responsabilità
della sconfitta.

Si cercano
alibi, più che tentare di
comprendere le ragioni del
risultato al di sotto delle
attese.
Questo esercizio è praticato
soprattutto nell’area dei
Cinquestelle e nell’ampio
fronte ambientalista. Per
i grillini – a leggere le
dichiarazioni del giorno
dopo – si è speso in questa
non-analisi il candidato
sindaco in persona; per
gli altri sono molto attivi
militanti e simpatizzanti,
anche di rango, che sui
social si stanno spendendo
per denigrare la qualità del
voto altrui. Uno non vale
uno, insomma. Sono giudizi
pervasi da un approccio
supponente, autoreferenziale,
carico di pretesa
superiorità intellettuale e
morale al punto da sfiorare
il pregiudizio antropologico.

È il perpetuarsi di quel
settarismo politico che
spesso ha caratterizzato
e caratterizza una certa
sinistra massimalista e, a
Taranto, il fronte meno ragionevole
e più aggressivo
dell’ambientalismo.

Nelle ultime ore
leggiamo sui social dichiarazioni di
celebrate personalità ambientaliste
che invitano a disertare le urne al
ballottaggio. Si trascura del tutto che
forse proprio questa alterigia non
contribuisce ad allargare i consensi
di chi pure avrebbe buone ragioni da
spendere. Riflettiamo: in una città
pervasa da una presenza industriale
così massiccia, teatro di un processo
per disastro ambientale, dove si urlano
quasi quotidianamente (a dire il vero
non sempre a proposito) i numeri
degli ammalati e morti di tumore,
è paradossale che il fronte green sia
rappresentato al massimo da due-tre
consiglieri comunali. Siamo quindi una
città felice di respirare veleni e contenta
di sottoporsi alla roulette russa del
“a chi tocca oggi?”.

Certamente no. E
allora dov’è la frattura tra l’esigenza
di avere una città più respirabile, non
più schiava dell’industria pesante e
le brucianti sconfitte ambientaliste e
protestatarie? Perché i tarantini, pur
delusi e maltrattati, non hanno dato
grande fiducia a grillini e ambientalisti?
C’è forse un deficit di proposta? C’è
scarsa sintonia con larga parte della
popolazione? E perché?
Queste sono le domande che gli sconfitti,
con molta umiltà, dovrebbero
porsi senza infingimenti per provare a
fare un salto di qualità e per acquisire
quella maturità politica necessaria per
superare innanzitutto l’imbarazzante
dilettantismo e i dissennati protagonismi
che permeano le costellazioni
grillino-ambientaliste.

È nella riflessione
su queste domande che è racchiuso
il discrimine tra chi preferisce arroccarsi
nella propria torre d’avorio e chi prova
a spendersi concretamente come forza
di comunità. L’esito del voto dell’11 giugno
ha dimostrato che barricarsi dietro
la trincea dell’opposizione radicale al
sistema non offre più una rendita di
posizione. Si preferisce non andare
a votare piuttosto che votare per
urlatori a prescindere o per sognatori
che non hanno i piedi per terra. Dalle
urne arriva un messaggio abbastanza
chiaro: i tarantini vorrebbero essere
governati con buon senso, senza salti
nel buio; nell’astensionismo c’è forse
lo stesso desiderio, frustrato tuttavia
dalla difficoltà fi trovare punti di riferimento
adeguati alla propria visione.
Una frustrazione che scivola nella
rassegnazione. In un caso e nell’altro,
sono stati la protesta o l’estremismo a
perdere capacità di seduzione.

A Taranto settantamila elettori hanno
preferito restarsene a casa. Poi c’è
un altro bacino di circa sessantamila
votanti che al primo turno non hanno
votato per i due candidati arrivati al
ballottaggio. Tocca ai destinatari dei
loro voti provare a sporcarsi le mani,
mettersi in gioco, dialogare, valutare
la possibilità di incidere con proposte
concrete nelle scelte che si faranno
nel prossimo governo della città.
La prova di maturità è proprio nel
risolvere questo dilemma: decidere se
condannarsi ad una infantile, sterile
e spocchiosa verginità politica o se
dare un senso propositivo alla fiducia
riposta da migliaia di cittadini.
Potrebbe anche essere un modo per
restituire speranza a chi è rimasto a
casa.

Enzo Ferrari
Direttore responsabile

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