Cronaca

Ilva, lo scetticismo dei sindacati

Uil e Cub: dubbi su Mittal e Marcegaglia


“Con il decreto firmato qualche giorno addietro, la cordata ArcelorMittal-Marcegaglia
si è aggiudicata il
più grande stabilimento siderurgico
d’Europa, oltre agli stabilimenti di Novi
Ligure, Genova, per non citare le altre
strutture più piccole collegate all’Ilva. Tuttavia, a distanza di quasi un mese,
le preoccupazioni e gli interrogativi
restano, anzi si rafforzano, senza che
arrivino risposte, che ci auguriamo
vengano fornite quantomeno in occasione
dell’incontro previsto per i primi
di luglio con le categorie dei sindacati
dei metalmeccanici”.

Aldo Pugliese,
Segretario generale della Uil di Puglia,
ribadisce che “non si tratta sui posti di
lavoro: non ci possiamo permettere di
perdere altri posti di lavoro, visto che
negli ultimi anni tanti, troppi, sono già
andati in fumo e tante, troppe famiglie
vivono in uno stato di costante incognita
e angoscia rispetto al proprio
futuro. Le affermazioni rilasciate da
Arcelor-Mittal, che garantisce l’occupazione
per 10.000 lavoratori dell’Ilva
non ci soddisfa affatto, così come
sono prive di fondamento le reiterate
garanzie offerte dal ministro Calenda
e da altri esponenti governativi sui
5000 lavoratori in esubero.

Questi ultimi
– precisa Pugliese – non verranno,
infatti, assorbiti dalla nuova cordata,
ma confinati in una bad company che
dovrebbe occuparsi delle bonifiche e
dei processo di ambientalizzazione da
svolgersi con il miliardo e 300 milioni
recuperato dalla famiglia Riva. La domanda
è d’uopo: una volta terminati
le opere di bonifica, che fine faranno
quei 5000 lavoratori? La risposta è
scontata: in cassa integrazione straordinaria,
ovvero l’anticamera del
licenziamento… E questo sarebbe il
piano di rilancio di una delle aziende
più competitive del settore, del fiore
all’occhiello della siderurgia italiana
ed europea?”. Pugliese rilancia anche
chiedendo garanzie per i lavoratori
dell’appalto.

“Nessuno ne parla, ma
sono 3000 lavoratori in attesa di
segnali che non sono mai arrivati,
nonostante le tante sollecitazioni da
parte nostra, né dal Governo, né dai
commissari, né dalla nuova cordata
proprietaria dell’Ilva”.
Da registrare l’intervento anche di
FlmUniti-Cub: “Con queste condizioni,
il piano industiale proposto da Am
Investco, avvallato dal governo ma
non ancora ufficializzato nei dettagli,
non promette nulla di buono. Era stato
annunciato che solo dopo il confronto
con i sindacati avrebbero convalidato
il conferimento alla AM Investco; in
realtà il primo incontro è già avvenuto,
i licenziamenti sono stati confermati,
riducendoli di qualche centinanio di
unità (da 4800 a 4200), la bonifica
dei siti inquinanti è rimandata negli
anni: è necessaria una mobilitazione”.

Per FlmUniti-Cub “Il rischio è che lo
stato si liberi delle responsabilità degli
enormi danni causati dall’inquinamento,
si liberi del problema di garantire
il posto di lavoro, mentre deresponsabillizza
i nuovi padroni dai danni che i
lavoratori e i cittadini continueranno
a subire. La lotta è l’unica alternativa
che i lavoratori hanno a disposizione
per affermare le giuste rivendicazioni
dei lavoratori, nessun licenziamento
deve essere tollerato! La FlmUniti
– Cub propone di promuovere una
assemblea permanente davanti alle
portinerie, di tutti i lavoratori”. Primo
obiettivo, la salvaguardia di tutti i
posti di lavoro.

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