Cronaca

Mons. Santoro: «Sull’Ilva pretendiamo chiarezza»

La questione al centro dell’intervento dell'arcivescovo di Taranto


La questione Ilva al
centro dell’intervento di monsignor
Filippo Santoro alla presentazione
della 48° Settimana Sociale di Cagliari
al Convegno Nazionale della
Cisl.

L’arcivescovo ha subito apprezzato
«l’invito delle organizzazioni
sindacali per un’unità di interventi».
«I sindacati che desiderano fare con
il vescovo un solo fronte comune,
un osservatorio popolare dei problemi
– ha detto monsignor Santoro
– costituisce quasi una novità e mi
racconta di una maturità e di una comunione
di intenti per il benessere
dei cittadini che mi fa ben sperare.
D’altronde Taranto è tappa storica
del pontificato di Paolo VI che la
notte di Natale del 1968 venne a
sanare una ferita ingiustificata fra
Chiesa e lavoratori, ripetendo che
il “fondatore” della chiesa nasce,
cresce e si forma nella bottega del
carpentiere».

«Dall’inizio del mio ministero tarantino
– ha proseguito – sono sfilate
davanti alla città tante situazioni,
le più disparate e disperate, sullo
sfondo dell’assurdo conflitto salutelavoro,
lì dove il problema del lavoro,
di immediata vostra competenza, va
ad inanellarsi con la sicurezza (quanti
incidenti sul lavoro! Ho negli occhi
i funerali celebrati!), e con la perversa
opposizione con la salute per
via dell’inquinamento. Sono stato
interpellato da molti in questi giorni
sulla questione della vendita Ilva e
sui conseguenti esuberi. Sono numeri
che fanno tremare i polsi se si pensa
che dietro ogni operaio c’è poi la sua
famiglia, nella stragrande maggioranza
si tratta di famiglie monoreddito con
degli impegni sull’unica busta paga già
presi come il mutuo.

Per non pensare a
tutti i futuribili travasi dei contratti e
alle incertezze previdenziali per la vecchiaia
e per quella che dovrebbe essere
la meritata pensione. Problemi per i
quali da voi ho solo da imparare. Le manifestazioni
rassicuranti del Governo ci
sono state. Io stesso ho interloquito
coi Ministri, ma, voi m’insegnate non
siamo di fronte a materie univoche e
la preoccupazione rimane tanta. Quello
che il vescovo di una città come Taranto
vede e ascolta ogni giorni è costituito
dai drammi famigliari di chi non ha lavoro, di chi ha esperienze di malattia
e di morte, di chi desidera cielo, terra
e mare puliti. Ci siamo sentiti per anni
schiacciati dal ricatto occupazionale,
dal primato della fabbrica e quindi
del profitto sul bene dei suoi operai.
Se un vescovo parla in una assemblea
che non è proprio sotto il suo pulpito
abituale è per dire che il profitto non
può essere anteposto all’uomo.

A
Taranto abbiamo titolo di pretendere
chiarezza fin da ora, abbiamo diritto
di pretendere un frutti più copiosi
da un’azione governativa, nella quale
abbiamo posto la fiducia di una terra
con un problema più grande di essa
del quale non poteva farsi un carico
esclusivo a livello locale ma che doveva
necessariamente interpellare le
responsabilità nazionali».

Mons. Santoro ha evidenziato come
a Taranto manchi ancora un polo oncologico
e a raccontato tanti drammi
familiari di cui quotidianamente
viene a conoscenza e ha ricordato
anche altre vittime del lavoro, come
la bracciante Paola Clemente. «Per
porre rimedio alla povertà avanzante
– ha detto l’arcivescovo – è importante
conservare il lavoro che c’è e creare
lavoro incentivando la nascita di imprese
virtuose. Papa Francesco nel discorso
all’Ilva di Genova, ha descritto
l’imprenditore virtuoso che è il primo
che lavora e che ha come obiettivo
non l’ottimizzazione del profitto, ma
il bene dei suoi dipendenti e quindi
il bene dell’impresa in una circolarità
solidale con il mondo produttivo.
Infine ha ricordato quanto accaduto
a Duisburg, «dove l’innovazione
tecnologica ha reso possibili una
produzione compatibile con la difesa
della salute e dell’ambiente».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche