Cronaca

Vogliamo abbattere del 50% i costi del vecchio Cda


TARANTO – “La Società di Garanzia dei Commercianti ha un’appartenenza ben nota. Per questo ci saremmo aspettati quantomeno una rettifica, rispetto a quanto detto dal presidente Sebastio, da parte della Confcommercio”. Non accenna ad arrestarsi la querelle che ruota attorno alle dichiarazioni rilasciate dal presidente della Società di Garanzia dei Commercianti Giuseppe Sebastio che, nel corso di una conferenza stampa, ha recriminato sulla estromissione dei soci fondatori dal nuovo Cda del Consorzio di Garanzia collettiva Interfidi. Accuse incrociate soprattutto sul fronte della corresponsione degli emolumenti per i componenti del nuovo Consiglio d’Amministrazione che, a parere di Sebastio sarebbero passati “da 20mila a 50mila euro per il presidente, da zero a 10mila per il vicepresidente, mentre i consiglieri del Cda percepiranno un gettone di presenza di 300 euro”.

Ieri abbiamo ascoltato il parere del neo presidente di Interfidi Michele Dioguardi che ha rispedito le accuse al mittente. Oggi anche il vicepresidente del Consorzio Vito Lobasso, che ricopre l’incarico di presidente provinciale di Confesercenti e di membro della Giunta della Camera di Commercio, fa chiarezza sull’intera vicenda. “La Società di Garanzia dei Commercianti ha un’appartenenza ben nota – spiega Lobasso – anche per questo mi sarei aspettato una rettifica, rispetto alle dichiarazioni rilasciate da Sebastio, da parte della Confcommercio. L’assenza di una puntualizzazione sulla vicenda mi fa pensare che anche l’Ascom sia allineata con quanto riferito dal presidente della Società di Garanzia. C’è bisogno di rappresentare al meglio le esigenze delle imprese ma è impossibile farlo con un atteggiamento intimidatorio nei confronti dei nuovi organi”. Ma Vito Lobasso entra anche nel merito della vicenda riguardante il ventilato aumento dei compensi spettanti ai componenti del Cda di Interfidi. “Giuseppe Sebastio sa benissimo che l’anno scorso le spese per il mantenimento del Cda ammontavano a quasi 180mila euro. Com’è possibile parlare di aumento dei costi? – si chiede Lobasso. Il Cda è stato ridosso da 11 a 5 componenti che, come lo scorso anno, percepiranno 300 euro a seduta, il presidente prenderà 20 mila euro più un rimborso forfettario di massimo 30mila euro mentre prima non c’era alcun tetto ed il rimborso arrivava anche a tre volte tanto. Al vicepresidente, invece, sarà assegnato un compenso di 10mila euro. Con queste cifre il nostro obiettivo è quello di abbattere almeno del 50% le spese di mantenimento del Cda”. In conclusione arriva la stoccata del vicepresidente del Consorzio Interfidi. “Non si possono sfruttare gli organi di stampa per interessi personali perché bisogna decidere se lavorare per un sistema o creare un sistema per poter poi speculare”.

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