12 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 12 Aprile 2021 alle 16:52:04

Cronaca

«Antonio Minò aiutò il clan a inserirsi nel 118»

Uno dei passaggi delle 600 pagine di ordinanza


TARANTO – “Rilevante ai fini dell’inserimento e dell’infiltrazione del clan D’Amore-Campeggio nell’attività del 118, consentendone l’allargamento del giro di affari, è stato l’ausilio di Antonio Minò, attuale Sindaco di Avetrana, destinatario della misura cautelare in carcere in relazione all’ipotesi di concorso esterno in associazione mafiosa”.
E’ uno dei passaggi delle quasi seicenti pagine dell’ordinanza di custodia cautelare.
Secondo l’accusa Il primo cittadino di Avetrana, all’epoca dei fatti (2013) presidente dell’Associazione Avetrana Soccorso del 118 provincia Jonica, avrebbe fornito volontariamente un contributo importante al rafforzamento del giro di affari, del prestigio e della fama criminale dell’articolazione rappresentata dal clan, mettendosi a completa disposizione degli indagati Campeggio e D’Amore, nonché degli altri esponenti dell gruppo e agevolando l’imposizione dell’assunzione del secondo, in qualità di autista, presso la postazione di San Giorgio Jonico, ai danni del presidente dell’associazione Croce Verde Faggiano, ovvero provvedendo lui stesso all’assunzione di altri sodali indicatigli da Campeggio.
Nello stesso contesto va letta anche e l’ipotesi di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche di cui è accusato l’indagato Leonardo Trombacca (destinatario della misura in carcere) che, in concorso con altri, avrebbe intestato fittiziamente la titolarità dell’ Associazione “Manduria-Soccorso” a terzi al fine di poter partecipare alla gara d’appalto per l’assegnazione della postazione 118 di Avetrana (in effetti assegnata), ottenendo la firma della convenzione con l’ Azienda Sanitaria locale di Taranto e ricevendo nel 2013 fondi da parte della Regione Puglia e dalla Asl per 157.730 euro, distraendone una parte a favore di Antonio Campeggio quale capo clan, il quale (all’epoca sottoposto alla sorveglianza speciale) avrebbe provveduto a destinarli ad altre attività commerciali (esercizi di ristorazione, bar e pizzerie) a loro volta fittizia­mente intestate a prestanomi (è il caso di attività a San Pietro in Bevagna e Campo­marino.
Numerosi le estorsioni e le spedizioni punitive compiute per rafforzare l’egemonia del gruppo.

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